Posted by: monte on: 26 Marzo, 2008
La potenza di un libro, di un pensiero, di un immagine o di un semplice gesto hanno la potenza di mille ore di riflessione, hanno la forza di scaraventarti in un mondo parallelo, nel mondo che non si vedeva, ma perché fa sempre male? In alcuni casi è doloroso il viaggio in altri sono sconvolgenti e angosciose le cose nuove scoperte. E poi perché c’è la gente che cerca di interpretarti, di leggerti dentro, di leggere il tuo blog e vedere quello che non c’è?
Oggi dopo un giro di corsa (ormai ordinaria per rassodarmi i glutei
) completo di Piazza D’Armi, famoso parco di Torino, mi sono trovato sdraiato di fronte ad un albero spoglio, e adesso sento le lacrime che vogliono uscire, ma non posso, mamma e papà hanno preparato il pesce, mi hanno sempre preso in giro per le lacrime facili e oggi non ho di certo voglia di altre discussioni. Un giorno me ne pentirò.
Perché non riesco a far uscire queste lacrime? Ormai da giorni sempre pianti piantati a metà, non riesco a liberarmi del peso, del peso che sento stra bordare dal mio corpo. Mi sono allenato ad essere forte, a fregare il dolore, e questa è la conseguenza: non riuscire a svuotare nel modo più naturale un peso, il proprio peso, quello che nessuno cancella, il peso umano o almeno il peso di un 17enne. Ma forse non piango perchè non è obbligatorio piangere? Eppure sento i miei occhi smepre umidi, la voglia di svuotare tutto, di star sereno e coccolato, anche tra le mie lacrime salate.
Vorrei trovare un gancio in mezzo al cielo che mi aiuti. Ma non importa, il problema è un altro, il problema è il rapporto tra passato e presente che ora mi schiaccia, che ora è tornato a riscuotere il suo bottino arretrato.
Il tempo oggi mi è sfuggito, non mi sono sentito solo neanche per un momento, mi sono sentito solamente piccolo con tante paure, ma non ho avuto timore delle mie scelte. E il passato tornava, una risposta che aspettavo affiorava. Ora ce l’ho ed ho risolto il puzzle di questi giorni.
E quel cazzo di libro non dovrei più leggerlo, quel cazzo di libro che è la mia droga, quel cazzo di libro che riassume le mie risposte e che inconsciamente sapevo prendono forma. Come fa un libro a spiegarti il tuo passato? Come fa un libro a dirti cosa succederà e comunque come fanno le coincidenze di questa vita a far accadere quello che serve per darmi una risposta che mi mancava, una riposta che mi ha perseguitato silenziosamente, lentamente ma sempre presente.
Perché non ho sofferto quando i miei nonni sono morti? O meglio perché non ho sofferto come avrei voluto? Insomma io ci tenevo a loro 2, non tanto, non molto, non moltissimo, infinitamente, ogni loro gesto aveva un peso enorme, mi dava sempre un sorriso, una volta mi ricordo che mia nonna non si voleva fermare da noi il pomeriggio e io ci stetti malissimo e poi? Dopo il funerale, dopo quelle parole che fecere commuovere tutti, io continuai la mia vita, non provavo tristezza, solo ogni tanto il pensiero tornava. Boh, bisogna dire che le situazioni erano favorevoli, ma io me lo sono sempre chiesto. Perchè? Perchè della famiglia relativamente me ne sbattevo, il problema è che quando cresci le cose cambiano, e quando a pasqua invece di 200 persone ti ritrovi con 7 persone e al posto di star 6-7 ore ne stai 2 scarse attorno, stai male e nessuno ti può’ capire, sono quelle piccole cose che nessuno può leggerti.

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