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Il destino e le sue curve

Pubblicato da: monte su: 7 luglio 2011


“Fammi sentire il cuore che grida dal dolore”
Tra cielo e terra dei Dhamn

Una cosa utile da imparare e da fare giorno per giorno è accettare l’amara condizione dell’uomo, la stessa volubile condizione che, in preda non solo alla natura, ma al prossimo e al destino, può far cambiare la vita di una persona in pochi attimi. Un destino fermo e in attesa, a cui ci avviciniamo noi, spesso plasmandolo; ma lo stesso destino a cui non siamo invincibili, con alcune curve e inclinazioni che si mostrano più forti della nostra volontà. I risultati possono realmente cambiarci la vita, senza avvisarci, senza che le nostre, spesso finte, sicurezze ci aiutino.

Un esempio, che mi risuona in testa da giorni, sono le morti in carcere o i pestaggi della polizia con i loro famosi proiettili “volanti”.
Non tutti muoiono per i pestaggi in carcere e per il servizio medico, in alcuni casi, non prestato, però tanti per una banalità possono passarci dal carcere. Non si va in carcere solo se condannati. Destino per i più spirituali o statistica per i i più razionali.

Un destino che abbiamo scelto anche se spesso non ce ne rendiamo conto, fatto di dimenticanze o di troppe premure, comunque solo nostro. Ma le sue curve non sono prevedibili, è un po’ di paura mi fanno anche qui a casa, sotto questa “finta” sicurezza.

Questo è uno pezzo di uno scritto della mamma di Rudra (cercate su Google):
“Qualcuno bussa alla tua porta. E’ lo Stato. Ti porta via dalla tua famiglia. Da tuo figlio di 14 anni. Ti accusa di aver coltivato delle piantine di canapa indiana nell’orto di casa. Ti mette in cella. Ti uccide. Non è l’Argentina dei colonnelli e neppure l’Unione Sovietica di Stalin. E’ L’italia”

Le altre persone ed il destino sono elementi che non si separano. Sono elementi che mi fanno incazzare. Mostrano la debolezza di chi subisce o di chi infligge? Perché forse l’amara condizione dell’uomo è di questi ultimi, che hanno perso il dolce della vita insieme alla loro dignità di uomo, mascherandolo sotto falsi valori o atti di negligenza e qualsivoglia azione negativa per il prossimo.

Ho parlato spesso di come crearsi credenze consono al vivere bene e funzionali all’ambiente in cui siamo, di come sviluppare un proprio linguaggio interiore e di come saperlo interpretare correntemente, mentre nello stesso tempo consigliavo il “vivere i momenti piccoli” ma adesso sono ad un livello più complesso: trattare la vera condizione umana e farne virtù. Uscire dal “destino” statistico e aiutare perchè possa essere meno “statistico” la prossima volta. Perché, nel bene o nel male, la nostra mente riesce a creare un senso a tutto. Dev’essere un senso che non si trasformi in vendetta o in rancore; tutta quella forza e quella passione devono essere vissute per cambiare quello che è successo, pacificamente ma animatamente. Ed è un dovere di tutti non chiudere gli occhi, per il semplice fatto che tanto nessuno conosce le curve più inclinate del suo destino.

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