La verità, le alleanze, la confusione.


Ci perdiamo dentro un bicchiere d’acqua e nello stesso tempo non distinguiamo chi è confuso dalla confusione.

Tanto tutto va bene, finchè abbiamo ragione noi. Attorno a me, molte persone sono auto giustificate.
Persuase loro stesse da una razionalità aristotelica, finta come è l’aroma di laboratorio. Apparenza e manipolazione si mischiano. Cosa c’è dietro, chi manipola chi, o meglio cosa manipoli chi?

La voglia di essere qualcuno o qualcosa. La voglia di avere i valori corretti. Attenzioni, amore, approvazione. O cosa?

Vedo tanti esplorare il mondo, per cercare la verità, buona, bella e giusta, ma, una e deterministica. Solitamente che tende alla loro idee.

Ci si perde in parole che partono da un discorso e si collegano senza nesso ad altri, le congiunzioni irreali sono alleanza simmetriche e troppo opportunistiche tra persone. Tra relazioni. Ma la verità si perde, si corrompe nell’appoggio che cerchiamo all’esterno dei nostri valori, delle nostre preferenza e dal nostro essere. Perchè anche il più combattiero non vorrà mai rimanere solo, avrà sempre almeno una relazione per cui lottare, per cui cercare la verità.

Come facciamo a distinguere quando siamo pervasi dagli altri? Quando le nostre parole sono mischiate ad altre? Non lo possiamo sapere, la relazione è cambiamento; questo è un’aspetto di risorsa. Ma allora quali relazioni scegliere? Come cambiare?

La verità è sparsa, lontana da allenze, motivazioni, discorsi e persuasioni. La verità neanche si percepisce, perchè siamo ancora troppo vuoti. Ci siamo dimenticati come ascoltarla, la vogliamo, ma invece non la seguiamo.

La verità fa male. Ed è quindi giusto vedere il lato positivo di essa, l’aspetto di risorsa.

Serve una nuova razionalità.

Pensiero e Linguaggio

Non bisogna sempre fare filosofia, fare del proprio pensiero un pensiero trasofrmato in parole e discorsi. Spesso non dovremmo farlo neanche con quello degli altri.
Il pensiero è più veloce del linguaggio quindi lasciamoli viaggiare paralleli; non serve sempre analizzare tutto, basta percepirlo, ed è inevitabilmente automatico.

to be continued.

Emozione e Ragione

Il tempo è passato anche per me, è scivolato via da decisioni che sembravano importanti; le conseguenze? Ci sono, sono tante idee lontane, fluttuano trasparenti nell’aria senza sfiorarmi. Sono le mie. Positive o negative che siano, ci sono e non ne sento il peso, lo stesso che avevano prima.

Quando vogliamo uscire da una situazione di cui sentiamo pesare l’idea, il peso di questa, che è ormai un’ abitudine a cui è difficile staccarsi, ci provoca un po’ di sofferenza. Insieme alla situazione, si perde anche l’idea che ci girava attorno, semplicemente nostra e personale. E a nessuno piace perdere qualcosa di proprio, seppur ingombrante.

Il tempo cambia l’effetto che le idee hanno su di noi: le nostre emozioni. Tristezza, Euforia, Ansia, Rabbia giocano una parte fondamentale sul nostro procedere e sul nostro vivere.

Si schierano così gli arrabbiati che credono di aver subito un’ ingiustizia dalla situazione e i tristi che vivono la perdita con sofferenza, paradossalmente, anche gli euforici giocano una gran bella partita, vivendo la chiusura di una porta come l’apertura di un portone, trascurando del tutto situazioni, magari significative, passate.

La via di fuga e l’abbandono hanno sempre un prezzo da pagare. Un prezzo emotivo.

Qualcuno va oltre, rintraccia i pregi e i difetti, i rimorsi e i rimpianti, senza fare una strage tra i combattenti riordina le idee, le struttura e le cataloga. Il tempo fa il resto, cambia nuovamente le emozioni. In meglio. Senza addossare o addossarsi colpe, semplicemente si accetta una propria preferenza, annullando la banale convinzione dell’uomo che ci deve essere sempre qualcosa di perfetto da fare, che coincide con la propria azione, annullando le idee degli altri e in alcuni casi, sé stessi.

Il destino e le sue curve


“Fammi sentire il cuore che grida dal dolore”
Tra cielo e terra dei Dhamn

Una cosa utile da imparare e da fare giorno per giorno è accettare l’amara condizione dell’uomo, la stessa volubile condizione che, in preda non solo alla natura, ma al prossimo e al destino, può far cambiare la vita di una persona in pochi attimi. Un destino fermo e in attesa, a cui ci avviciniamo noi, spesso plasmandolo; ma lo stesso destino a cui non siamo invincibili, con alcune curve e inclinazioni che si mostrano più forti della nostra volontà. I risultati possono realmente cambiarci la vita, senza avvisarci, senza che le nostre, spesso finte, sicurezze ci aiutino.

Un esempio, che mi risuona in testa da giorni, sono le morti in carcere o i pestaggi della polizia con i loro famosi proiettili “volanti”.
Non tutti muoiono per i pestaggi in carcere e per il servizio medico, in alcuni casi, non prestato, però tanti per una banalità possono passarci dal carcere. Non si va in carcere solo se condannati. Destino per i più spirituali o statistica per i i più razionali.

Un destino che abbiamo scelto anche se spesso non ce ne rendiamo conto, fatto di dimenticanze o di troppe premure, comunque solo nostro. Ma le sue curve non sono prevedibili, è un po’ di paura mi fanno anche qui a casa, sotto questa “finta” sicurezza.

Questo è uno pezzo di uno scritto della mamma di Rudra (cercate su Google):
“Qualcuno bussa alla tua porta. E’ lo Stato. Ti porta via dalla tua famiglia. Da tuo figlio di 14 anni. Ti accusa di aver coltivato delle piantine di canapa indiana nell’orto di casa. Ti mette in cella. Ti uccide. Non è l’Argentina dei colonnelli e neppure l’Unione Sovietica di Stalin. E’ L’italia”

Le altre persone ed il destino sono elementi che non si separano. Sono elementi che mi fanno incazzare. Mostrano la debolezza di chi subisce o di chi infligge? Perché forse l’amara condizione dell’uomo è di questi ultimi, che hanno perso il dolce della vita insieme alla loro dignità di uomo, mascherandolo sotto falsi valori o atti di negligenza e qualsivoglia azione negativa per il prossimo.

Ho parlato spesso di come crearsi credenze consono al vivere bene e funzionali all’ambiente in cui siamo, di come sviluppare un proprio linguaggio interiore e di come saperlo interpretare correntemente, mentre nello stesso tempo consigliavo il “vivere i momenti piccoli” ma adesso sono ad un livello più complesso: trattare la vera condizione umana e farne virtù. Uscire dal “destino” statistico e aiutare perchè possa essere meno “statistico” la prossima volta. Perché, nel bene o nel male, la nostra mente riesce a creare un senso a tutto. Dev’essere un senso che non si trasformi in vendetta o in rancore; tutta quella forza e quella passione devono essere vissute per cambiare quello che è successo, pacificamente ma animatamente. Ed è un dovere di tutti non chiudere gli occhi, per il semplice fatto che tanto nessuno conosce le curve più inclinate del suo destino.

Tra un viaggio e l’altro

Mi piace guardare gli altri in treno. Seduto in disparte muovo la testa tra il finestrino ed un’ altra vita. Un viso pieno di sogni e forse troppo rossetto, racconta alle amiche le ultime avventure, ed io penso che se solo ascoltassero i miei pensieri, potrei tenere un spettacolo di due ore. Le mie avventure sono all’ordine del minuto, quasi del secondo, ma sono nascoste nel silenzio e in un sorriso che si apre alle luci dopo la galleria, a quello strano effetto sfumato, forse un po’ da film, tanto ricercato nella quotidianità.

La vita è un po’ così, è capire che un senso tante cose non ce l’hanno; che tutto non è prevedibile ma sopratutto, per i più avventurosi, che alcune volte, prima di partire per un nuovo viaggio, alla ricerca di un nuovo senso, bisogna fermarsi, farsi penetrare da quella sensazione di calma, forse apparente ma gratificante. Ribellarsi, alzare la testa serve a poco contro se’ stessi, contro le proprio idee che spesso diventano qualcosa di più della propria volontà e dei propri desideri originari.

Perdersi nelle parole


A Marisa

Ci hanno insegnato una qualche forma di rispetto e una qualche forma di furbizia. Le cose vanno dette con moderazione. I termini devono essere ponderati e dosati. Perché chi sbaglia, paga. Il cambiamento non è permessa nella società della perfezione e nello stesso tempo della fragilità più assoluta.

Ci hanno insegnato a non ferirci con le nostre stesse mani dicendo cose importanti, ma a spalmare parole nel tempo. Non parliamo per paura, per paura di una tonnellata di cose.

Quando diventiamo noi stessi i protagonisti delle nostre stesse azioni, facendole solo per nostra volontà, allora la musica cambia. Il ritmo e la melodia diventano i nostri gesti. Gli altri possono solo guardare, non ferirci o farci paura. Noi stessi smettiamo di aver paura di quello che pensiamo.

E se sbagliamo, perché può capitare, cambiamo.

Prendiamo la nostra responsabilità e cambiamo direzione, correndo verso il nostro obbiettivo, verso la libertà dei nostri gesti e della nostra anima.

Idee e paure nascoste

In questo periodo sto evitando diverse situazioni. Ho scoperto di aver paura di dare il mio tempo a chi, il suo non me lo concede. Ma non è semplice controllare l’ago della bilancia.

Flashback. Facevo terza superiore, quella sensazione si era stabilita regina tra i miei pensieri, colorati dalle prime cotte che scottavano di passione. Il tempo è volato e guardarsi indietro, togliendo le pietre pesanti dalle situazioni nascoste, è faticoso. Mi scopro della mia paura, un mantello che protegge dal freddo, soffocandomi.

La vita non si ferma. Il passato non è il presente e le persone sono diverse. Un’ idea che ristagna diventa torbida, ci condiziona e si confonde nel nostro stomaco che si fa sentire pesante mentre la confusione nello scegliere diventa un incrocio pericoloso.

Un’ idea che non è funzionale è da rielaborare, ristruttura come un’ opera d’arte da mostrare nuova.

Realtà e apparenza


Ci sono quelle sere che ti smontano e ti rimontano da zero; dove l’unica certezza che hai è la tua storia, la lunga via che guardi dietro di te. Lo zaino di esperienze belle o brutte che siano, piene d’emozione, si fa pesante come di vuoto, ma nello stesso tempo di cielo infinito.

Questa è la malinconia: è un goccio di paura, un brivido di adrenalina e una voglia di cercare qualcosa. Qualsiasi cosa che sia vera in sé.

L’istinto ci aiuta, il pilota automatico ci indirizza.
Ma il caos dei nostri ragionamenti e degli obbiettivi si sovrappone alle nostre percezioni, che incontrano distratte le sensazioni.

Ci sono quelle sere, dove non aver dato un bacio è un peccato. Ci sono quelle sere dove le luci di Torino dicono tutto di te, ti fanno sorridere silenziosamente mentre pensi alla materia caotica che ti compone, e che compone anche gli altri. In fondo, gli altri siamo noi, siamo come li vediamo, come li trattiamo e come decidiamo di viverci assieme.

Eppure di tutte quelle persone, a tratti ne cerchiamo uno in particolare. Qualcuno che sa già di noi canta Laura Pausini.

In sere come queste vorresti condividere un pensiero e sentire una sicurezza che anche se apparente riscalda. In fondo cosa è reale e cosa è apparenza?

Il vento

forse è meglio dondolarsi
tra l’estasi e la noia
cercando le risposte
più plausibili
(Mai come ieri di Carmen Consoli)


cambia tutto come cambia il vento.
amo la libertà che ha, quando il suo voler decidere
persuade l’umore. l’allegria improvvisa è il brivido che corre.
come un viaggio, il riassunto di un attimo.

Sabato 16 Ottobre 2010

Non accettiamo un mondo così!

Noi Giovani della Pace non accettiamo che milioni di nostri coetanei siano lo specchio di una società priva di valori e speranza nel futuro. Una società che ha riempito i giovani di “niente”, li ha derubati della ricerca di senso, della fiducia, della speranza, della possibilità di credere in se stessi e nei loro sogni. Oggi molti giovani sono anestetizzati al punto da non avere più nemmeno la forza di indignarsi di fronte ad un mondo ingiusto e violento, dove guerre, fame, schiavitù non fanno più notizia. Dove milioni di ragazze e ragazzi sono costretti ad accettare condizioni di vita disumane.

Domani in Piazza San Carlo – Torino ore 14.00

 

Esporci

A Ylenia

Andiamo avanti con la paura di esporci a parole, con un un gesto e nei casi più gravi anche con un comportamento. Omettiamo significati rilevanti, sentimenti importanti. Il dispiacere diventa rabbia manifestata mentre la gioia, un complesso gioco di prestigio. L’azione è interessata, l’altro è un immagine riflessa del proprio Io, non ha personalità, non è una persona propria, degna di rispetto. Abbiamo perso la nostra umanità per paura. Paura di tutto.

Nel mondo. Le persone cadono a terra ferite, morte, svenute e ci passiamo sopra, letteralmente. Ci hanno insegnato a non distinguerci e ad essere la massa. L’eco di quella famosa domanda omologata e standard suona familiare e comune: “Perchè devo farlo io?”. La parabola del buon samaritano l’abbiamo dimenticata, venduta e commercializzata.

Abbiamo inventato una nuova umiltà barattandola con l’umanità, il rispetto e la compassione. No, in questa società non si può apparire diversi, perchè saremo troppo buoni. Meglio evitare, meglio delegare, ma a chi?

Nel piccolo. Oggi Ylenia cercava di espormi la sua gioia nell’avermi come nuovo amico ma io consapevole, non riuscivo ad esporle la mia, forse, sapendo che quando una cosa è dichiarata perde un po’ di quella magia, di quella scoperta per delle aspettative nuove, delle etichette e altre domande che portano solo a certezze relative.

Nel grande non siamo tanto diversi di come siamo nel piccolo. Nel mondo non siamo tanto diversi di come siamo con le nostre relazioni.

Feedback

Nessuno dovrebbe interpretare i silenzi
(Fabio Volo)


Grazie a Patrizia

Oggi ho capito un lato importante della mia comunicazione. Necessito quasi sempre di una risposta, di un colpo di scena o di un semplice cenno di vita alle mie parole. Il così detto Feedback. Che sia giusto o sbagliato, è un altro problema. Ma lo voglio spontaneo, che sia sincero oppure malizioso, poco importanta ma lo voglio ricco, emotivo, esistente e tangibile.

Vi è mai capito di aspettarvi qualcosa e non riceverla? La delusione si trattiene ma la tristezza è più difficile da gestire. Fa cambiare atteggiamento.

A tavola il flashback: sin da piccolo, mia madre mi ha sempre contestato: doveva dire la sua e voleva sentire non la mia risposta, ma le sue stesse parole, trabocchetti di poca logica che un bambino non poteva districare. Era necessario per me divincolarmi da quelle situazioni e cercare di dare un senso a quei ragionamenti che ancora adesso non sono cambiati. Perciò sono cresciuto ambizioso nei miei ragionamenti e nelle relazioni, in tutto dove io avessi una parte attiva verso l’altro. Non mi fermo all’apparenza, mi piace il dettaglio, paradossalmente solo quello semplice, solo quello che fa bene, avendo vissuto qualcosa che mi stava portando lontano dalla situazione attuale. Ho mischiato tutte le carte che avevo davanti sin da bambino, e in questo momento non so bene definirmi, so solo che sto bene. Forse sto cercando di riscattare il bambino che è in me con altre persone, cercando quel dialogo altrove invece che a casa.

Probabilmente per dar ragione e valore alle mie idee ho bisogno di strutturarle insieme a qualcun’altro e di avere un dialogo sincero. Contrapposto a quello che non ho mai avuto con mia madre. Per me il silenzio se c’è, dev’essere armonia e immagine condivisa, non un dialogo immaginario e interpretato. Nessuno dovrebbe interpretare i silenzi scrive Fabio Volo, neanche io.

Le montagne russe


Ciao Blog. Ciao lettori.
E’ un periodo un po’ strano, sconosciuto eppure così colorato e piacevole che quasi mi fa sentire accarezzato dalla mia città e avvolto dal cielo, dall’aria ormai quasi fredda e da nuove amicizie.
E’ un periodo di emozioni; sono stato sulle montagne russe, sono salito sino alla punta e sono sceso accelerando alzando le mani, arrendendomi alla gravità ma guardando il magnifico panorama da un altezza strepitosa.

Ho provato l’esaltante vertigine che da anni non si faceva sentire.
La vita in alcuni casi è come le montagne russe, le cerchi sempre ma dopo un po’ di allenamento sai come fare per non soffrire, conosci la posizione giusta del corpo e della mente per viverle, senza sentir troppo mal di stomaco.
Guardi tutto dall’alto con l’adrenalina addosso  e speri di ricordare quella sensazione e quel paesaggio che si avvicina, che desideri in qualche modo sfiorare.
Provate a fare la giostra dell’iSpeed a Mirabilandia quando è deserta, dopo due o tre volte saprete esattamente mettervi in posizione per la foto ricordo. Click. Grazie e alla prossima.

Questione di sguardi

è questione di sguardi
è un attimo così, così lunatico
così fantastico.
Nessuna resistenza, nessuna pietà
ci arrendiamo all’evidenza
e alla voglia di libertà
(Questione di sguardi di Paola Turci)

A Sara

Sara era diventata silenziosa improvvismanete, non mi aveva detto ciò che stava succedendo ed io sono rimasto a guardarla per qualche secondo. senza saper cosa fare. Come in una canzone, sembrava lontana, trasportata da un’ onda che la faceva viaggiare nella sua mente. Una goccia e un’ emozione scendevano dal suo sguardo sicuro, così espressivo e sempre così sereno.
Mi prendeva in giro sul mio voler amare, e poi i suoi occhi luccicarono senza saperne il motivo, senza razionalità. La stessa che voleva infondere in me poco prima. La stessa che forse aveva perso, cedendomela.

Certe volte non abbiamo bisogno del controllo sui nostri pensieri, ne dobbiamo solo parlare con qualcuno di cui abbiamo fiducia, con cui possiamo confrontarci e sorridere. La dolce poesia, forse smielata, che usciva da me, si sarebbe colmata nell’incontro con la realtà e con persone come lei, attente e concrete. Mi raccontava sospesa nel suo sogno ad occhi luccicanti, della bellezza di uno sguardo lucente, delle sue forme e dei suoi colori. Voleva un sogno reale e tangibile, esattamente come me.
Sara è molto di più di quello che vuole far credere. E’ vicina al mondo, eppure lo assapora con quel distacco critico piacevole, come se già lo conoscesse, come se ne fosse avvolta. Sara da al mondo del Tu, e un po’ la invidio.