Il bello ed il rispetto


Ci metto la faccia,
ci metto la testa,
ci metto il mio cuore.
(Io ci sto di Laboratorio del Suono Ensemble)

Oggi mi guardavo in torno. Guardavo una ragazza ceca chiacchierare silenziosa. Guardavo una bella ragazza aggrapparsi ad un amica per camminare. Ho ammirato il loro modo di vivere, con sobrietà in una società che ha perso il valore del bello, sostituendolo con una sempre più smodata ricerca di fascino, piacere e vanità.

Ho sorriso, assolutamente non commosso, ma rispettoso per un’ altra persona, più in difficoltà nella stessa barca in cui siamo tutti: la vita.
Nel cuore non compassione, ma una domanda: “Se lei è in difficoltà, io cosa posso fare per essere utile?” e tanta solidarietà, perché fuori dalle nostre case accoglienti, il mondo non è sempre facile e umano. Ringraziare, osservare e capire servono a poco se non utilizziamo i nostri doni e le nostre molte doti, spesso sottovalutate, per gli altri. Dove finisce la nostra teoria se non la mettiamo in pratica?

Mi vengono in mente i casi della scuola torinese Steiner, dove il valore del rispetto, come quello del bello, sono stati violentati, sgretolati e ridisegnati da anime che forse di rispetto non ne hanno ricevuto a loro volta, o in un modo, appunto, stravolto. Da chi o da cosa? Genitori, TV, Società?
Il bello è un abbraccio nel momento del bisogno. Il bello è un sorriso che unisce due persone che stanno discutendo. Il bello è andare oltre l’apparenza.
Il bello va a braccetto con il rispetto, la considerazione e l’affetto.
Il bello è creativo, unisce e non divide.

Ho provato vergogna per me stesso, per quelle mattina dove il mio capriccio scende sulla camicia non intonata ai jeans, perdendo tempo invece di ringraziare ma sopratutto utilizzare pienamente due occhi, o per esempio due gambe che funzionano, per dare un piccolo contributo, a chi ha oggettivamente meno di me.

Non c’è nulla di male nel curarsi, nell’essere soggetti esteticamente apprezzati, ma, non me ne vogliate a male, dove finisce tutto questo tempo? Abbiamo la percezione del nostro tempo che si perde in noi stessi, nel nostro ego e in un immagine che vogliamo creare ma che non ci descriverà mai abbastanza? Serve equilibrio.

Più ci allontaniamo dalla difficoltà è più il tempo diventa qualcosa da gestire in modo saggio per non farcelo rubare dai nostri istinti. Siamo liberi di scelta, ma per scegliere bene bisogna conoscere, ascoltare e capire.

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