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Ho cambiato blog, ho provato a darci un senso, una direzione ed un valore. Dateci un occhio.

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Tra un viaggio e l’altro

Mi piace guardare gli altri in treno. Seduto in disparte muovo la testa tra il finestrino ed un’ altra vita. Un viso pieno di sogni e forse troppo rossetto, racconta alle amiche le ultime avventure, ed io penso che se solo ascoltassero i miei pensieri, potrei tenere un spettacolo di due ore. Le mie avventure sono all’ordine del minuto, quasi del secondo, ma sono nascoste nel silenzio e in un sorriso che si apre alle luci dopo la galleria, a quello strano effetto sfumato, forse un po’ da film, tanto ricercato nella quotidianità.

La vita è un po’ così, è capire che un senso tante cose non ce l’hanno; che tutto non è prevedibile ma sopratutto, per i più avventurosi, che alcune volte, prima di partire per un nuovo viaggio, alla ricerca di un nuovo senso, bisogna fermarsi, farsi penetrare da quella sensazione di calma, forse apparente ma gratificante. Ribellarsi, alzare la testa serve a poco contro se’ stessi, contro le proprio idee che spesso diventano qualcosa di più della propria volontà e dei propri desideri originari.

Esporci

A Ylenia

Andiamo avanti con la paura di esporci a parole, con un un gesto e nei casi più gravi anche con un comportamento. Omettiamo significati rilevanti, sentimenti importanti. Il dispiacere diventa rabbia manifestata mentre la gioia, un complesso gioco di prestigio. L’azione è interessata, l’altro è un immagine riflessa del proprio Io, non ha personalità, non è una persona propria, degna di rispetto. Abbiamo perso la nostra umanità per paura. Paura di tutto.

Nel mondo. Le persone cadono a terra ferite, morte, svenute e ci passiamo sopra, letteralmente. Ci hanno insegnato a non distinguerci e ad essere la massa. L’eco di quella famosa domanda omologata e standard suona familiare e comune: “Perchè devo farlo io?”. La parabola del buon samaritano l’abbiamo dimenticata, venduta e commercializzata.

Abbiamo inventato una nuova umiltà barattandola con l’umanità, il rispetto e la compassione. No, in questa società non si può apparire diversi, perchè saremo troppo buoni. Meglio evitare, meglio delegare, ma a chi?

Nel piccolo. Oggi Ylenia cercava di espormi la sua gioia nell’avermi come nuovo amico ma io consapevole, non riuscivo ad esporle la mia, forse, sapendo che quando una cosa è dichiarata perde un po’ di quella magia, di quella scoperta per delle aspettative nuove, delle etichette e altre domande che portano solo a certezze relative.

Nel grande non siamo tanto diversi di come siamo nel piccolo. Nel mondo non siamo tanto diversi di come siamo con le nostre relazioni.

Le montagne russe


Ciao Blog. Ciao lettori.
E’ un periodo un po’ strano, sconosciuto eppure così colorato e piacevole che quasi mi fa sentire accarezzato dalla mia città e avvolto dal cielo, dall’aria ormai quasi fredda e da nuove amicizie.
E’ un periodo di emozioni; sono stato sulle montagne russe, sono salito sino alla punta e sono sceso accelerando alzando le mani, arrendendomi alla gravità ma guardando il magnifico panorama da un altezza strepitosa.

Ho provato l’esaltante vertigine che da anni non si faceva sentire.
La vita in alcuni casi è come le montagne russe, le cerchi sempre ma dopo un po’ di allenamento sai come fare per non soffrire, conosci la posizione giusta del corpo e della mente per viverle, senza sentir troppo mal di stomaco.
Guardi tutto dall’alto con l’adrenalina addosso  e speri di ricordare quella sensazione e quel paesaggio che si avvicina, che desideri in qualche modo sfiorare.
Provate a fare la giostra dell’iSpeed a Mirabilandia quando è deserta, dopo due o tre volte saprete esattamente mettervi in posizione per la foto ricordo. Click. Grazie e alla prossima.

Questione di sguardi

è questione di sguardi
è un attimo così, così lunatico
così fantastico.
Nessuna resistenza, nessuna pietà
ci arrendiamo all’evidenza
e alla voglia di libertà
(Questione di sguardi di Paola Turci)

A Sara

Sara era diventata silenziosa improvvismanete, non mi aveva detto ciò che stava succedendo ed io sono rimasto a guardarla per qualche secondo. senza saper cosa fare. Come in una canzone, sembrava lontana, trasportata da un’ onda che la faceva viaggiare nella sua mente. Una goccia e un’ emozione scendevano dal suo sguardo sicuro, così espressivo e sempre così sereno.
Mi prendeva in giro sul mio voler amare, e poi i suoi occhi luccicarono senza saperne il motivo, senza razionalità. La stessa che voleva infondere in me poco prima. La stessa che forse aveva perso, cedendomela.

Certe volte non abbiamo bisogno del controllo sui nostri pensieri, ne dobbiamo solo parlare con qualcuno di cui abbiamo fiducia, con cui possiamo confrontarci e sorridere. La dolce poesia, forse smielata, che usciva da me, si sarebbe colmata nell’incontro con la realtà e con persone come lei, attente e concrete. Mi raccontava sospesa nel suo sogno ad occhi luccicanti, della bellezza di uno sguardo lucente, delle sue forme e dei suoi colori. Voleva un sogno reale e tangibile, esattamente come me.
Sara è molto di più di quello che vuole far credere. E’ vicina al mondo, eppure lo assapora con quel distacco critico piacevole, come se già lo conoscesse, come se ne fosse avvolta. Sara da al mondo del Tu, e un po’ la invidio.

Il bello ed il rispetto

Ci metto la faccia,
ci metto la testa,
ci metto il mio cuore.
(Io ci sto di Laboratorio del Suono Ensemble)

Oggi mi guardavo in torno. Guardavo una ragazza ceca chiacchierare silenziosa. Guardavo una bella ragazza aggrapparsi ad un amica per camminare. Ho ammirato il loro modo di vivere, con sobrietà in una società che ha perso il valore del bello, sostituendolo con una sempre più smodata ricerca di fascino, piacere e vanità.

Ho sorriso, assolutamente non commosso, ma rispettoso per un’ altra persona, più in difficoltà nella stessa barca in cui siamo tutti: la vita.
Nel cuore non compassione, ma una domanda: “Se lei è in difficoltà, io cosa posso fare per essere utile?” e tanta solidarietà, perché fuori dalle nostre case accoglienti, il mondo non è sempre facile e umano. Ringraziare, osservare e capire servono a poco se non utilizziamo i nostri doni e le nostre molte doti, spesso sottovalutate, per gli altri. Dove finisce la nostra teoria se non la mettiamo in pratica?

Mi vengono in mente i casi della scuola torinese Steiner, dove il valore del rispetto, come quello del bello, sono stati violentati, sgretolati e ridisegnati da anime che forse di rispetto non ne hanno ricevuto a loro volta, o in un modo, appunto, stravolto. Da chi o da cosa? Genitori, TV, Società?
Il bello è un abbraccio nel momento del bisogno. Il bello è un sorriso che unisce due persone che stanno discutendo. Il bello è andare oltre l’apparenza.
Il bello va a braccetto con il rispetto, la considerazione e l’affetto.
Il bello è creativo, unisce e non divide.

Ho provato vergogna per me stesso, per quelle mattina dove il mio capriccio scende sulla camicia non intonata ai jeans, perdendo tempo invece di ringraziare ma sopratutto utilizzare pienamente due occhi, o per esempio due gambe che funzionano, per dare un piccolo contributo, a chi ha oggettivamente meno di me.

Non c’è nulla di male nel curarsi, nell’essere soggetti esteticamente apprezzati, ma, non me ne vogliate a male, dove finisce tutto questo tempo? Abbiamo la percezione del nostro tempo che si perde in noi stessi, nel nostro ego e in un immagine che vogliamo creare ma che non ci descriverà mai abbastanza? Serve equilibrio.

Più ci allontaniamo dalla difficoltà è più il tempo diventa qualcosa da gestire in modo saggio per non farcelo rubare dai nostri istinti. Siamo liberi di scelta, ma per scegliere bene bisogna conoscere, ascoltare e capire.

Il dolore

Forse hai ragione la notte fa paura
ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada
credimi amore il sole arde solo
per chi si sa scaldare lasciati andare
(La vita che seduce dei Nomadi)


Il dolore in certi casi è la nostra scusa. Si presenta insieme ai nostri occhi chiusi e alle nostre orecchie tappate. Il dolore ci rende bambini da aiutare, coccolare e rassicurare. Una condiziona che si allontana dalla razionalità, dal coraggio e dalla voglia di vivere in prima persona. Ma aspettare gli altri non è sempre facile, è più dispendioso di attivarsi e di correre per un motivo.

Ma dove ci porta il dolore? Ci aiuta a crescere e a capire, ma abusarne non è l’ideale, non quando fuori c’è da recuperare il tempo perso, da vivere nuove emozioni e da capire un mondo che è molto più lontano di quello che sembra.
Rischiare per cambiare condizione è come lanciarsi dal precipizio, è distruttivo il solo pensarlo. Forse è solo faticoso. Il dolore smorza la fiducia in noi stessi perché quella nel mondo l’abbiamo già persa in partenza, ma nulla è perso veramente. Lo sappiamo. Vi scrivo sempre sulla creatività, è lei insieme a pensieri ben costruiti a renderci liberi e farci stare bene quando è difficile, quando le nuvole coprono il sole.

Vi consiglio la lettura di Senza Sangue di Alessandro Baricco.
Concludendo vi lascio un’idea: il dolore che spesso ci affigge è la ricerca di quella persona che una volta lo trasformò in armonia, dolcezza e sincerità. L’abbraccio di una madre, il primo bacio, la prima volta che abbiamo fatto l’amore, il sentirsi uniti ad un amico o essere utili ad un progetto.

Idee

Chi guarda fuori da sè, sogna.
Chi guarda dentro di sé, si risveglia”
(C.G. Jung)


Stimoli continui. Questa è la bellezza di un mondo in movimento, un mondo fatto di culture e persone che viaggiano, si incontrano, si parlano e condividono. Pensate a quanti insegnamenti si possono acquisire da una conversazione qualsiasi o da esperienze giornaliere.

Ho visto che in alcuni casi un’idea può entrare silenziosamente dentro di noi. Come l’acqua sulle rocce, riesce a scalfire qualche strato in modo impercettibile ma costante. Le nostre future idee sono come un oggetto velato da nebbia, il nostro sesto senso le avverte lontane senza contorni.

Da qualcosa di vago, diventano luminose per la situazione che aspettavano, quella ideale alla loro manifestazione. Noi ne facciamo tesoro, illuminati e soddisfatti, mentre scavano ancora, arrivando a nascondersi nel sicuro buio della nostra abitudine.

Il passaggio successivo, scaturito da un’idea, è un comportamento o un emozione.

A distanza di tempo, se quei piccoli pensieri non fossero più utile alla nostra crescita e al nostro star bene, siamo in grado di cambiarli o alimentarli? In certi casi prima di cambiare un atteggiamento che non ci piace o che ci fa star male è necessario cambiare l’idea di fondo.

Pensiero, Emozione, Comportamento. L’abitudine è sicurezza, la sicurezza è la ricerca umana.

Quando quelle stesse idee ormai sono invisibili, parte di noi, riusciremo ancora a riconoscerle? In una società dove il tempo è denaro, quanto siamo disposti a spendere per guardarci dentro ed eventualmente lasciare la sicura abitudine per star bene?

Il senso

Fuori dai confini tuoi,
mille volti attorno e poi
storie da scoprire.
Dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
(Ci vuole un senso dei Nomadi)

L’incontro tra la materia dell’oggetto e la forma del soggetto mi entusiasma.
Ci sono delle volte nella vita, e spero che da oggi siano molte, che quello che incontriamo si integra perfettamente con noi. Ci abbraccia e ci fa volare alto.

Senza chiederci il perché, finalmente, iniziamo a respirare a pieni polmoni. Sono stato cauto fino adesso, ma trascorso un mese, posso confermare che questo è il più bel periodo dei miei 20 anni, senza i quali un oggi così sereno non sarebbe possibile.
Non per qualcuno o qualcosa in particolare, ma, per tutto quello che ho già visto e per ciò che vedrò.
E’ come se, tutti i pensieri avessero trovato una loro posizione, tutto quello che succede trova un senso senza lavorarci sù.
Ma cosa indispensabile, quello che succede ha un senso che seppur spesso non condiviso, riesco a capire ed accettare in modo positivo, costruttivo e creativo. L’unica arma che voglio affinare.

Oggi l’estate è già conclusa. Oggi l’autunno come l’adolescente che diventa adulto, sta entrando nelle nostre giornate, così lunghe eppure così brevi per far tutto ciò che vorremmo fare. Prima di arrivare a 18 anni le ore non passano mai e poi iniziano a correre, anzi, siamo noi che corriamo dietro a loro.

Perché alla fine ci strofiniamo contro il mondo canterebbe Ligabue. Ma è tardi per ascoltare qualche pezzo da iTunes o leggere qualche libro, Erika e Irene mi portano al cinema per vedere: Mangia, Prega, Ama. Il Venerdì arriva sempre più rapido e qualcosa nell’aria mi dice che è arrivata l’ora di una nuova storia d’amore e di abbondare etichette che mi porto dietro da troppo tempo.

Buona serata Blog.

Il sole, il cielo e le nuvole

se ti stringo un po’ di più
ballando al buio in silenzio
il tempo, il tempo sorriderà
(Ballando al buio degli Stadio)


Sono quasi le otto. Il sole di Mercoledì sta per terminare calmo la sua corsa, soffice, si amalgama col cielo e le sue nuvole, facendo vivere Torino di pochi colori opachi. La bellezza del riposo è esaltante dopo una giornata iniziata presto, con il sorriso di un raggio di sole ed il profumo di caffè. Settembre silenzioso e pacato non ha ancora tracce del malinconico velo autunnale. C’è qualcosa nell’aria che profuma di vecchi ricordi, per fortuna la memoria riesce ad abbellire ogni istante passato.

Gelosia

La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che dileggia la carne di cui si nutre
(William Shakespeare, Otello)

Mi piace la gelosia perché vive di fantasia.
Le storie inventate mi sono sempre piaciute, figuratevi quelle dove io sono il protagonista.

Il cielo scuro nella sera chiara

dalle porte della notte, il giorno si bloccherà
(La donna cannone di Francesco De Gregori)

Tac. Una porta si chiude e la seconda la segue, di conseguenza il suono è doppio. Tac. Sensazione usuale, avverto un senso di corrispondenza, già conosciuto quando, qualche ora passata in modo piacevole si avvia al termine, come in questo momento. Il cielo scuro nella sera chiara, fa vedere due persone qualsiasi voltarsi nel silenzio delle ultime parole. Le stesse parole che profumano di carne alla griglia e di vita. Malinconico è il brivido di un arrivederci, quando una sera nuvolosa ricorda le proprie giornate, quando quelle ultime parole sembrano il confine della propria libertà in una qualsiasi sera d’estate, che vorrei non finisse mai. Mi fermo a sognare sul marciapiede di casa mia per allungare il tempo che scorre, mentre, silenzioso e sicuro di sé,  il lampione mi fa compagnia. Mi alzo, lui non ha una vita da vivere.

Inquietudine Ballerina

So che non è così
quello che avevi in testa
Non ci puoi fare niente
La vita non si ferma
(Vieni qui di Vasco Rossi)


La mia solita inquietudine ballerina oggi si è manifestata in abiti scuri e poi si è placata, sradicata dalle sue idee illogiche e dalle sue motivazioni poco plausibili. La mia inquietudine la vivo come nostalgia, la vedo formata dalle etichette che mi sono preso nel corso di anni. Quelle etichette a cui ho creduto sino ad ora. Solo oggi ho identificato la mia chimera.

Forse essere maturi, è capire fin dove l’etichette che ci hanno sempre incollato sopra la testa siano vere. Voglio cambiare le regole del gioco, voglio modificare quelle credenze, non agli altri ma a me stesso.

L’inizio di Settembre per un motivo o l’altro, lo vivo sempre in modo traumatico, sento un continuo vuoto nello stomaco che assomiglia ad una guerra di trincea. Un passo in avanti per il pensiero positivo e due indietro per quello che succede attorno a me. Settembre è un po’ la vaccinazione alla vita, un allenamento indispensabile per i mesi successivi.

Capire cosa non va, non è semplice quando il comportamento ed il pensiero seguono due strade diverse. Infatti non basta il pensiero a modificare il mio umore, ho bisogno anche dell’azione, per esempio, ho bisogno che mia madre mi venga in contro almeno qualche volta, smettendola di farmi credere in cose che lei sente giuste per me. Sembrerò ridicolo, ma l’importanza di mia madre è notevole e influenza molto i miei atteggiamenti. Probabilmente ho sempre cercato dell’incoraggiamento e dell’approvazione al posto delle sue etichette.

Trovo che accettare una parte così fragile di me stia diventando leggermente più facile, da quando qualche mese fa ho riflettuto su come, effettivamente, affronto le cose e su come idealmente vorrei affrontarle. Pensiero e azione sono le due parole chiave di oggi. Cosa le lega alla mia inquietudine ballerina è un collegamento nella mia testa che ho provato a trascrivere su questo articolo.

Ripenso ai portici di Bologna, alle sue piazze nascoste. Penso che non era così quello che avevo in testa, ma non ne sono sicuro. Si è avverato molto di quello che pensavo, devo solo riordinare gli obbiettivi e dare delle priorità. Devo vederci chiaro, cosa difficile in questa casa. Penso troppo alla mia immagine ideale senza svilupparla sufficientemente nella realtà, è un invstimento da riequilibrare, un po’ come le azioni di Google.

Buona notte Blog!

Sere di fine Agosto

Vorrei imparare dal vento a respirare,
dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare
le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde di andare e venire,
ricominciare a fluire.
(Imparare dal vento dei Tiromancino)

All’unica donna con cui non riesco a fingere.

Da poco sono a Torino e già non riesco a fare a meno del centro, non so rinunciare ad uscire tardi per sedermi in Piazza Castello e mangiare qualcosa, mentre le chiacchere accompagnano le serate con Erika. Amo le ore che trascorriamo insieme, mi addormento con un senso di tranquillità che ho paura di perdere il giorno dopo. Mi piace non avere una metà ma, scegliere le stesse vie senza accorgermene. Torino è ancora vuota, le luci si disperdono sui silenziosi palazzi che racchiudono tante vite e tante storie.

I miei pensieri si fermano in queste sera di fine Agosto, si tranquillizzano, si perdono insieme alla luna che ci guarda col suo fare elegante ovunque siamo. Il vento fa passare quelle emozioni che non servono, che appesantiscono ancora di più le cose che succedono. Lo stesso vento che porta via le parole.

Erika mi conosce bene. Come un mondo parallelo le nostre vite si incontrano nelle nostre serata, nelle nostre cene e con i nostri sms. E’ una cosa speciale, nulla è obbligatorio, tutto è spontaneo.

Due anni fa abbiamo iniziato la tradizione delle sere d’Agosto, che poi abbiamo prolungato anche a Febbraio e Marzo, ma anche, a qualche mattina tra Bar e sentieri vicino al Po’ o sui gradini della gran Madre.

Lungo la strada

Di tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.
(La strada dei Modena City Ramblers)


Ed eccomi nuovamente nella mia amata città natale: Torino, che ieri sera, con le sue vie illuminate di luce calda e le sue penombre ricche di ricordi, mi ha dato un brivido che non ho saputo distinguere tra le mille emozioni di un viaggio senza eguali. Oggi mi sono svegliato solo in casa, lasciandomi andare nella malinconia accompagnata dai Negramaro. Non succedeva da molto.

Le strade di ieri, mi fanno venire in mente che ho voglia di vedere Erika, con cui ho viste quelle strade in modo diverso per la prima volta, con cui ho girato Torino in pullman e l’ho saputa apprezzare veramente.

Non cade la pioggia e Agosto sta finendo, davanti a me una vita da ricostruire, anzi da ristrutturare, ogni tanto ancora adesso mi capita di chiedermi come ho fatto a vivere senza quello che ho imparato recentemente, senza l’esperienza vissuta che mi tocca nel profondo. Da Marzo, da quando questo blog è riaperto, è cambiato tutto tranne l’essenziale, tranne le cose veramente importanti per me. Chiedermi cosa lo fosse, lo è stato.

E’ dal 9 Agosto che sto girando l’Italia, è dal 9 Agosto che il mio cuore è sparso in diverse regioni.
Gregor, Rosa, Debu, Luca: sono compagni di viaggio incontrati per strada, sono ricordi più importanti che monumenti o panorami nuovi, sono novità che profumano di familiarità. Ma anche aver riscoperto parenti e luoghi già visti, lascia stupiti i miei occhi e vividi i miei ricordi.

Presto vi scriverò sugli ottimi compagni di viaggio che ho incontrato lungo la strada.