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Ho cambiato blog, ho provato a darci un senso, una direzione ed un valore. Dateci un occhio.

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Storia di Bar

Vi propongo una storia scritta da me:

L’ho visto uscire dal quel Bar e l’ho seguito, voleva dare l’idea di uno che sa cosa vuole dalla vita. Sono stato con lui, perché prima di prendere la porta ha fatto un sorriso alla sua amica barista e le ha confidato, che sicuramente sarebbe successo qualcosa da film. Il sole era caldo quel martedì, penso che lui non se lo ricordi, era distratto, camminava sotto le volte di via Po’ mentre qualche ragazza lo cercava con lo sguardo. Cosa pensava? Per quanto mi avrebbe fatto camminare?

Arrivammo in una piccola, elegante e movimentata via traversa; in un altro Bar.
La cosa diventava interessante. Si guardava attorno, senza farsi notare, facendo finta di conoscere già quel posto. Ordinammo a distanza due caffè mentre il tempo passava ed io non capivo.
Dopo qualche minuto, proprio quando stava pagando il conto, si gira per caso e incontra due occhi, si ferma. Un cane scodinzola ed un paio di occhiali rossi e fini, di quelli che fanno capire che persona si ha davanti, stavano chiedendosi se fosse lui. Che poi il nome non l’ho ancora capito. Quegli stessi occhiali rossi incontrano lo stesso messaggio dal mio attore sorridente.
Ormai siamo in un film e io sono il cameraman. Ciak si gira.
I due si presentano, lei allunga la mano senza pronunciare il suo nome e lui un po’ coglione fa la stesa cosa. Non si sono mai visti, lo si scorge dai sorrisi, sfumati di stupore.
Creare un discorso da zero non è mai stato un problema per lui, ma non l’avevo mai visto restare così tranquillo con un’ estranea. Vi assicuro, al suo bar, l’ho visto molte volte in situazioni del genere.

Lei chiacchierava distratta dal cane, quando sorrideva si abbassava per distogliere lo sguardo, un vero peccato per me che guardavo. Lui sembrava sereno e coinvolto da qualche chiacchiera da Bar. Chissà se l’ha notato anche lui quel sorriso.
Poi mi sono distratto e gli ho persi di vista, al mio posto, due amiche sono arrivate a distanza di qualche battuta.
Dov’erano finiti i loro sguardi? Perché non si guardavano più?

Il cielo scuro nella sera chiara

dalle porte della notte, il giorno si bloccherà
(La donna cannone di Francesco De Gregori)

Tac. Una porta si chiude e la seconda la segue, di conseguenza il suono è doppio. Tac. Sensazione usuale, avverto un senso di corrispondenza, già conosciuto quando, qualche ora passata in modo piacevole si avvia al termine, come in questo momento. Il cielo scuro nella sera chiara, fa vedere due persone qualsiasi voltarsi nel silenzio delle ultime parole. Le stesse parole che profumano di carne alla griglia e di vita. Malinconico è il brivido di un arrivederci, quando una sera nuvolosa ricorda le proprie giornate, quando quelle ultime parole sembrano il confine della propria libertà in una qualsiasi sera d’estate, che vorrei non finisse mai. Mi fermo a sognare sul marciapiede di casa mia per allungare il tempo che scorre, mentre, silenzioso e sicuro di sé,  il lampione mi fa compagnia. Mi alzo, lui non ha una vita da vivere.

Senza chiedersi il perché

Non aveva alcun senso, era solo un piacevole brivido che le attraversava la schiena. Provava un istinto razionale nel non volerlo fare ed un’emozione basilare nel desiderio immotivato che non riusciva a capire. Adele era una qualsiasi ragazza su una qualsiasi barca. Osservava il suo riflesso come non l’aveva mai visto e si buttò in acqua, quasi volendo tenere la parte migliore di sé, quella nuova visione apparsa senza uno scopo preciso. In quel momento Adele si tuffò nel mondo senza chiedersi il perché. Perché lo sapeva già.

Sono appena tornato dal cinema, dopo una serata piacevole, dolce e tranquilla con mia cugina Eleonora, e dalle ripetizioni ad Adele, che forse un giorno leggerà le righe che le ho dedicato sopra senza un motivo preciso.

La dolcezza nella vita è importante. Non toglietemela.

Non toglietimi la bellezza di osservare un intera famiglia che lavora nello stesso Bar, dal bimbo più piccolo che passa per caso al nonno smemorato. Non toglietemi la delicatezza di veder una mamma che accarezza sua figlia. Non toglietemi il bene che due cugini si possono volere.

Oggi Marisa ha fatto una cosa unica per me, mi ha capito.

Vado a dormire, contento. Buona notte Blog

Sensazione improvvisa

La notte era sincera, nel cielo vedevo le mie fantasie e nelle pozzanghere appena allagate scorrevano le scene di un lungo film, che mi ricordavano qualcosa in particolare. Occhi al cielo mi dicevo, era così bello pensare, sognare di avere un giorno qualcosa di proprio e di colpo la sensazione più piacevole che una persona possa provare mi ha colto impreparato, esattamente come quando alla porta suona un ospite inatteso, la sensazione di volersi bene.

Inverno

La città nel buio mattutino dell’inverno si muoveva rapida, stanca e nervosa, vista dallo sguardo curioso di una viaggiatore malinconico che attraverso un finestrino sognava e si coccolava con dolci pensieri, personali utopie sulle persone e sul loro essere, sognando situazioni e occasioni, restando immerso nel caldo di una Mercedes che ogni mattina con lo stesso cd di Laura Pasuini trasmetteva bene.

Ci vuole poco per sentirsi più vicini mi ripetevi…

L’Ombra

Questa è una storia semplice, l’ispirazione mi è venuta oggi mentre cavalcavo i miei pensieri instabili, scusate se i nomi dei protagonisti sono sempre gli stessi ma credo che siano sempre loro a causa della mia infanzia  dove ricorrevano spesso.


Pier era stanco, pieno di qualcosa di incancellabile, chino sul peso del mondo, del suo mondo o forse più semplicemente del mondo che gli avevano fatto vedere gli altri, perchè lui ormai era uscito dal pianeta terra, era nel suo personale incubo o artificiale sogno, creato da un uso sempre più assiduo di sostanze che gli rendevano la vita un po’ diversa, leggera, diceva lui in giro, ma in realtà molto pesante al risveglio da quelle ore passate a vaneggiare e a sognare una risalita da parte sua o un sorriso vero da parte di qualcuno.

Non riusciva a scappare dalla sua ombra, perché quando c’è il sole e non si hanno ripari l’ombra di un uomo è sempre li, in ogni momento presente a ricordare qualcosa. Pier non si era mai fatto problemi sulla sua vita, le decisioni erano sue e ne portava la colpa, ma poi è arrivato un raggio di sole e pian piano la luce gli ha aperto completamente gli occhi e non è più riuscito a scappare ed è spuntata 24 ore su 24 la sua ombra.

Il sole era lei, così tanto diversa e nuova,

sole e luna

Lo riscaldava al punto tale da scottarlo e allo stesso tempo gli ricordava quanto fosse solo un ragazzo vittima di se stesso, Giorgia gli aveva aperto tutte le porte per arrivare all’essenza, per raggiungere quello che aveva cercato e poi abbandonato per le troppe delusioni, per le troppe lacrime versate su un cuscino che ormai era logoro, come lui. Un cuscino che assomigliava a lui che stava lasciando scorrere la sua vita, piena di sconfitte, di No e di pochi meriti.

Avrebbe dovuto prendere una decisione, era da giorni che ci pensava, voleva dirgli ciò che provava, ma di sicuro una ragazza del genere non avrebbe mai accettato di uscire con uno come lui, e poi i sensi di colpa per non riuscire mai a mantenere un’amicizia già gli distruggevano le pareti del cervello, era inutile aggiungere altri problemi.

Pier ormai contava i suoi amici su un palmo di mano, ogni anno nuove persone entravano nella sua vita e ne uscivano il doppio, era stanco di coltivare amicizie che poi si rivelavano fregature, usciva tutto il giorno, cercava di vivere e a casa dormiva, stanco di tutto, stanco di combattere per qualcosa per cui non sentiva più la necessità.

E poi un giorno era con lei, uno dei tanti giorno che passava con l’unica persona che lo ascoltava o che per lo meno aveva ancora voglia di cercarlo, faceva caldo e il sole faceva vedere poco, erano sdraiati uno affianco all’altro e ci fu un silenzio imbarazante per lei, ma Pier si era perso a guardare quello che non aveva ancora visto, l’ennesima conferma che Giorgia era la sua unica ancora di salvezza, Pier riprovò la sensazione autentica che ogni uomo ha dentro di se, la base di tutto: l’amore. Dopo qualche minuto, sussurò una cosa alla ragazza che intanto giocava con un fiore e in un attimo Pier tornò sulla terra e smise anche di farsi le canne. Il suo sogno era lei.

Dammi più volume

L’amplificatore macina e macina, ormai è bollente ma il mio cervello e le mie percezioni non sono soddisfatte, non sono state ancor stordite dalla potenza che può erogare un dispostivo spesso meno di 10 centimetri collegato a due macigni di legno apparentemente innocui, che si trasformano in amici-nemici più o meno potenti a seconda del proprio budget.

Canzone dopo canzone, strillo dopo strillo tutto diventa confuso e tocca a Sweet child dei Guns’n Roses, è proprio peccato usare questo gran bel pezzo per confondere i propri sensi, ma chi può dirlo magari farà emergere qualcosa che ancora non so, come dice Ste mi farò un gran trip, ma il mio unico trip è un gran mal di testa che invece di non farmi pensare aumenta le scosse celebrali e amplifica cioè che è lieve, ciò su cui non avevo ancora meditato.

Tutto quello che era nascosto, emerge. Il volume alto doveva distrarmi, far andar in una dimensione dove non esiste il pensiero e la filosofia umana, dove io sono solo uno spettatore pagante. Play, Indietro, Avanti.Si rivela tutto un incubo: la parte peggiore di me.
E’ solo sofferenza, è solo Caos. Un Caos ad alto volume che voglio, che ho cercato e generato per una modica cifra. 200€ ben spesi per annebbiarsi il cervello, wow.

Ma poi iTunes fa partire la dissolvenza, e il mitico gruppo Rock si mischia ad una cantante che la mia mente ringrazia.

Se solo voi sentiste quello che sento io, Joan Osborn e la sua voce cristallina che distrugge ogni fragile vetro mentale e ne costruisce uno più forte. Ora lo so, non sto pensando, non sto meditando mi sto emozionando guardando la parte di me che sto distruggendo una nota alla volta, scivolo nel profondo, la dove il telefono non si sente e le urla che la vita mi fa sentire non arrivano perché sono protetto, circondanto dalla grande campana di vetro che sprigiona volume amplificato: la musica, la stessa musica che esprime quello che uno ha dentro e che varia da persona a persona e da situazione a situazione.

Una canzone per ogni momento.

3 pasticcini

Storiella di un malinconico felice studente 🙂 mi raffiguro in queste tre parole e in questa storia 🙂

Una sera calda che permetteva a Monte di passeggiare pensieroso in maniche corte per quella piazza che ormai conosceva a memoria, la stessa piazza che a causa dei suoi negozi e videoteche aveva legato il ragazzo a passare troppo tempo in quella zona, dove si concentrava un pezzo di sua vita, decise l’azzardo. Sta volta non sarebbe più potuto tornare indietro.

Più volte forse aveva tentato l’assurda manovra, nascondendo la realtà e i suoi sentimenti dietro ad altri pensieri, ma quella sera era completamente diversa, si intravedeva ancora un po’ di cielo e nell’aria si respirava gelato al limone, buona ma un po’ acido.

Doveva fare tutto a regola d’arte come non aveva mai fatto con lei, il risultato non contava, ormai non ci sperava più, voleva ottenere solo un po’ di sincerità per stabilire qualcosa che va oltre una storia, una storiella o un approccio del cavolo: un amicizia vera. Perché era passato troppo tempo ma forse lei così tanto pensata non aveva capito che costituiva un pezzo del puzzle di Monte, anche un po’ la chiave per decifrare molte sue azioni.

Sarebbe stato sincero nell’esprimere quello che provava, che era bene puro. E sperava nel riceverne un po’, ma forse in cuor suo sapeva bene di poterne beneficiare o meglio di non vederlo…e allora cosa sarebbe cambiato?

Monte è sempre stato un codardo, scappava, ma stasera è arrivato il suo turno per riscattarsi. Dopo tutto, l’ha fatto con tutte perchè non con lei?

Arrivò in una gelateria che fa anche dolci di sera e comprò 3 pasticcini giganti da 2€ l’uno, il primo lo mangiò subito perché lo stomaco faceva male dalle troppe ansie, dal liberarsi di un peso, e poi si diresse verso casa della ragazza,

Alberto e Maria

C’erano Alberto e Maria.
C’erano le serate di Alberto e Maria.
C’erano i baci di Alberto e Maria.
C’erano le telefonate di Alberto e Maria.

C’erano addirittura le uscite di gruppo di Alberto e Maria.

Quando Alberto uscì dalla vita di Maria, Maria non aveva più vita.

Spaesando

Pier guardava fuori dal finestrino. Perso nei suoi pensieri.
Il suo iPod suonava note allegre e il sole stava tramontando, donando al cielo quel giusto tono malinconico di una giornata che se ne va, non si sa dove, ma corre lontano esattamente come aveva fatto lui.

Era su quell’Eurostar da 20 minuti e voleva che il tempo passasse più lentamente, non voleva arrivare a destinazione e neanche ritornare indietro. Contraddittorio come sempre.

Quante cose erano cambiate, quante situazioni mutate in avventure vinte o perse, quante persone e certezze spazzate vie come foglie al vento, foglie vecchie mandate via da quel vento così forte e fresco. Aria nuova, Pier pensava che gli servisse solo questo, forse perché lo sentiva sempre nei film, anzi in quei telefilm che tanto guardava con passione per i finti personaggi che animavano i suoi sentimenti.

Ilaria era lontana, così come Marco, il suo migliore amico. Quante parole e poi?

Arrivò il controllore e pose come di rito, la sua domanda, quella domanda retorica così odiosa e così sicura “Biglietti?!?”.
Pier chiese consegnò il biglietto e chiese “Mi farebbe dare un’occhiata alla locomotiva?”

Destino

orizzonte

Conosci una ragazza che non consideri per un intero anno, forse anche perchè non la vedi spesso e comunque non credi si possa avere nemmeno un rapporto d’amicizia, non ne parli mai, ma ogni tanto il suo piccolo nome salta tra i tuoi pensieri troppo presi da altro.

fiore2

Un anno dopo ti ritrovi alla sua festa di compleanno, e senti qualcosa che non quadra, qualcosa che non avevi mai percepito nelle ragazze che ti piacevano in precedenza, come se ogni ragazza avesse il suo profumo, in lei senti quello ideale, quello semplice e buono che hai raramente sentito, ma forse è solo il tuo cervello ad illuderti, eppure il dubbio c’è…

La notte le scrivi una lettera, corta e veritiera ma a capodanno la butti nel camino, le cose vanno dette a voce?

Dopo la festività ne parli con tua madre e scopri che da piccolino parlavi con una ragazza immaginaria che si chiamava come lei, è non è di certo un nome comune, neanche l’abbreviativo.

Il tempo passa, il tempo allontana.

pioggia

Aldo passeggiava sotto la pioggia in una calda giornata primaverile, era già passato un anno da quella stramba storia che l’aveva portato ad un lento ma radicale cambiamento, eppure dentro di se, un sentimento che non riusciva a cancellare e che ad intervalli regolari si faceva sentire come un vicino rompiscatole, in quel momento lo stava facendo sorridere…
Così tanto tempo passato a contatto con una persona per poi perderla, perderla al 100%, perdere ogni contatto se non era sempre lui a cercarla. Oramai non era più geloso delle persone che invece avevano questo grande privilegio ma sentiva un peso, capiva che il suo cervello la interpretava come una sconfitta. Come se quel periodo fosse tutto una sfida, si vince o si perde. Aveva realizzato che quella sua “amica” lo vedeva come una qualsiasi persona che si vede ogni morte di papa e presi alla sprovvista si finge di essere gentili, e a lui in fondo andava bene.

Col tempo cambia tutto e non è colpa sua o degli altri se non tutto va come vorremo, e lui questo l’aveva imparato a Febbraio scorso, quando capì che ogni suo gesto aveva un valore.

Continuò a passeggiare, la pioggia finì, incontrò un suo amico e inizio a canticchiare una canzone a bassa voce. Nella vita non si vince o si perde, si ama o non si ama.

Il pensiero di Pier

Pier non si ricordava quando aveva firmato quel compromesso con se stesso.

Pier tempo prima, aveva programmato tutto: 10Gb per i programmi, 2Gb per i Video, 10Gb per la Musica.

Pier non aveva calcolato però che il tempo passava, le cose si potevano guastare e lui poteva avere nuove esigenze.

Ripensò a tutto e penso che doveva pensare.

Francesco e Monica

Francesco era lì, tutto lì, come sempre: semplice e schietto. I suoi amici e la sua vita sembravano la classica trama di un film, tra alti e bassi…quel giorno era il compleanno di Marco e non si sa come e perché la sua bocca si trovò sulla guancia della sua amica Monica, senza motivo, quando lei ricambiò lui non si era accorto di niente. Forse era felice e doveva comunicarlo ad una persona, forse Monica in quel momento lo rendeva felice o semplicemente voleva comunicarle il suo volerle bene.

L’amica prese il bacio in un modo speciale, un gesto inaspettato e dolce che le fece capire che l’amicizia di Francesco era speciale, iniziarono ad uscire di più, e tutt’ora si vedono spesso, senza pretese e paranoie, con la voglia di volersi bene. Una volta Enrico disse: Se sono rose, fioriranno…ma a loro non interessa, almeno non lo sanno ancora.