La volpe e l’uva

La favola è scritta per coloro che disprezzano a parole ciò che non possono avere.

Un giorno una volpe affamata passò accanto a una vigna e vide alcuni bellissimi grappoli d’uva che pendevano da un pergolato.
– Bella quell’uva! – esclamò la volpe e spiccò un balzo per cercare di afferrarla, ma non riuscì a raggiungerla, perchè era troppo alta. Saltò ancora e poi ancora e più saltava più le veniva fame.
Quando si accorse che tutti i suoi sforzi non servivano a nulla disse:
– Quell’uva non è ancora matura e acerba non mi piace! –
E si allontanò dignitosa, ma con la rabbia nel cuore.

Un individuo che attiva due idee o comportamenti che sono tra loro coerenti, si trova in una situazione emotiva soddisfacente; al contrario, si verrà a trovare in difficoltà discriminatoria ed elaborativa se le due rappresentazioni sono tra loro contrapposte o divergenti.
Questa incoerenza produce appunto una dissonanza cognitiva, che l’individuo cerca automaticamente di eliminare o ridurre a causa del marcato disagio psicologico che essa comporta; questo può portare all’attivazione di vari processi elaborativi, che permettono di compensare la dissonanza.

Per esempio:

producendo un cambiamento nell’ambiente;
modificando il comportamento;
modificando il proprio mondo cognitivo (il sistema delle proprie rappresentazioni e delle loro relazioni funzionali interne).

Mi sono trovato numerose volte in questa situazione, senza aver la forza di cambiare o l’umiltà di accettare un evento o la vita stessa. Bambino egoista? Due idee diverse e contrapposte possono far male a noi stessi e a chi ci ascolta. Influenziamo continuamente l’ambiente in cui siamo e non ne abbiamo la minima idea. Senza il coraggio di voltare pagina e scriverne una nuova, non cambiamo, ma se ne soffriamo perchè non farlo?

Perchè non esplorare il senso che abbiamo dato alle cose o in altri casi provare ad avere un atteggiamento nuovo?

Vale la pena arrendersi alla sofferenza? Nella mie esperienze passate le idee si sommavano e le aspettative anche, creando dolore per gli scarsi risultati dai miei gesti senza un vero obbiettivo ma per piccoli capricci. con lo scopo di colmare un vuoto che aumentava sempre più. La letteratura ci ha insegnato che la sofferenza è nobile, ma quando non è costruttiva, funzionale al nostro star bene lo è ancora?

Ecco la sincerità che fa la sua parte, nella Bibbia si legge che la verità ci renderà liberi. Ecco l’umiltà. spesso difficile da far apparire a noi stessi, ai nostri schemi mentali così rigidi e così vulnerabili dagli stimoli esterni.

Ci insegnano che siamo diversi dalle bestie solo perchè noi siamo liberi e non seguiamo i nostri istinti, ma non è così, siamo come loro, solo che abbiamo coscienza del tempo e del cambiamento. Avete letto bene, coscienza del cambiamento, della possibilità di essere altro, di essere migliori e di evolverci. Non ci limitiamo a riprodurci. Vogliamo qualcosa di più per i nostri figli e per la generazione futura, vogliamo lasciare una traccia in una società che evolve, che ha scoperto la cooperazione, il rispetto e il guadagno complessivo se tutti fanno la loro parte. (Famiglia, Agenzie di Socializzazione, Enti locali, Religione)

Allora perchè spesso è difficile voltare pagina?

Annunci

Il bello ed il rispetto

Ci metto la faccia,
ci metto la testa,
ci metto il mio cuore.
(Io ci sto di Laboratorio del Suono Ensemble)

Oggi mi guardavo in torno. Guardavo una ragazza ceca chiacchierare silenziosa. Guardavo una bella ragazza aggrapparsi ad un amica per camminare. Ho ammirato il loro modo di vivere, con sobrietà in una società che ha perso il valore del bello, sostituendolo con una sempre più smodata ricerca di fascino, piacere e vanità.

Ho sorriso, assolutamente non commosso, ma rispettoso per un’ altra persona, più in difficoltà nella stessa barca in cui siamo tutti: la vita.
Nel cuore non compassione, ma una domanda: “Se lei è in difficoltà, io cosa posso fare per essere utile?” e tanta solidarietà, perché fuori dalle nostre case accoglienti, il mondo non è sempre facile e umano. Ringraziare, osservare e capire servono a poco se non utilizziamo i nostri doni e le nostre molte doti, spesso sottovalutate, per gli altri. Dove finisce la nostra teoria se non la mettiamo in pratica?

Mi vengono in mente i casi della scuola torinese Steiner, dove il valore del rispetto, come quello del bello, sono stati violentati, sgretolati e ridisegnati da anime che forse di rispetto non ne hanno ricevuto a loro volta, o in un modo, appunto, stravolto. Da chi o da cosa? Genitori, TV, Società?
Il bello è un abbraccio nel momento del bisogno. Il bello è un sorriso che unisce due persone che stanno discutendo. Il bello è andare oltre l’apparenza.
Il bello va a braccetto con il rispetto, la considerazione e l’affetto.
Il bello è creativo, unisce e non divide.

Ho provato vergogna per me stesso, per quelle mattina dove il mio capriccio scende sulla camicia non intonata ai jeans, perdendo tempo invece di ringraziare ma sopratutto utilizzare pienamente due occhi, o per esempio due gambe che funzionano, per dare un piccolo contributo, a chi ha oggettivamente meno di me.

Non c’è nulla di male nel curarsi, nell’essere soggetti esteticamente apprezzati, ma, non me ne vogliate a male, dove finisce tutto questo tempo? Abbiamo la percezione del nostro tempo che si perde in noi stessi, nel nostro ego e in un immagine che vogliamo creare ma che non ci descriverà mai abbastanza? Serve equilibrio.

Più ci allontaniamo dalla difficoltà è più il tempo diventa qualcosa da gestire in modo saggio per non farcelo rubare dai nostri istinti. Siamo liberi di scelta, ma per scegliere bene bisogna conoscere, ascoltare e capire.

Il dolore

Forse hai ragione la notte fa paura
ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada
credimi amore il sole arde solo
per chi si sa scaldare lasciati andare
(La vita che seduce dei Nomadi)


Il dolore in certi casi è la nostra scusa. Si presenta insieme ai nostri occhi chiusi e alle nostre orecchie tappate. Il dolore ci rende bambini da aiutare, coccolare e rassicurare. Una condiziona che si allontana dalla razionalità, dal coraggio e dalla voglia di vivere in prima persona. Ma aspettare gli altri non è sempre facile, è più dispendioso di attivarsi e di correre per un motivo.

Ma dove ci porta il dolore? Ci aiuta a crescere e a capire, ma abusarne non è l’ideale, non quando fuori c’è da recuperare il tempo perso, da vivere nuove emozioni e da capire un mondo che è molto più lontano di quello che sembra.
Rischiare per cambiare condizione è come lanciarsi dal precipizio, è distruttivo il solo pensarlo. Forse è solo faticoso. Il dolore smorza la fiducia in noi stessi perché quella nel mondo l’abbiamo già persa in partenza, ma nulla è perso veramente. Lo sappiamo. Vi scrivo sempre sulla creatività, è lei insieme a pensieri ben costruiti a renderci liberi e farci stare bene quando è difficile, quando le nuvole coprono il sole.

Vi consiglio la lettura di Senza Sangue di Alessandro Baricco.
Concludendo vi lascio un’idea: il dolore che spesso ci affigge è la ricerca di quella persona che una volta lo trasformò in armonia, dolcezza e sincerità. L’abbraccio di una madre, il primo bacio, la prima volta che abbiamo fatto l’amore, il sentirsi uniti ad un amico o essere utili ad un progetto.

Storia di Bar

Vi propongo una storia scritta da me:

L’ho visto uscire dal quel Bar e l’ho seguito, voleva dare l’idea di uno che sa cosa vuole dalla vita. Sono stato con lui, perché prima di prendere la porta ha fatto un sorriso alla sua amica barista e le ha confidato, che sicuramente sarebbe successo qualcosa da film. Il sole era caldo quel martedì, penso che lui non se lo ricordi, era distratto, camminava sotto le volte di via Po’ mentre qualche ragazza lo cercava con lo sguardo. Cosa pensava? Per quanto mi avrebbe fatto camminare?

Arrivammo in una piccola, elegante e movimentata via traversa; in un altro Bar.
La cosa diventava interessante. Si guardava attorno, senza farsi notare, facendo finta di conoscere già quel posto. Ordinammo a distanza due caffè mentre il tempo passava ed io non capivo.
Dopo qualche minuto, proprio quando stava pagando il conto, si gira per caso e incontra due occhi, si ferma. Un cane scodinzola ed un paio di occhiali rossi e fini, di quelli che fanno capire che persona si ha davanti, stavano chiedendosi se fosse lui. Che poi il nome non l’ho ancora capito. Quegli stessi occhiali rossi incontrano lo stesso messaggio dal mio attore sorridente.
Ormai siamo in un film e io sono il cameraman. Ciak si gira.
I due si presentano, lei allunga la mano senza pronunciare il suo nome e lui un po’ coglione fa la stesa cosa. Non si sono mai visti, lo si scorge dai sorrisi, sfumati di stupore.
Creare un discorso da zero non è mai stato un problema per lui, ma non l’avevo mai visto restare così tranquillo con un’ estranea. Vi assicuro, al suo bar, l’ho visto molte volte in situazioni del genere.

Lei chiacchierava distratta dal cane, quando sorrideva si abbassava per distogliere lo sguardo, un vero peccato per me che guardavo. Lui sembrava sereno e coinvolto da qualche chiacchiera da Bar. Chissà se l’ha notato anche lui quel sorriso.
Poi mi sono distratto e gli ho persi di vista, al mio posto, due amiche sono arrivate a distanza di qualche battuta.
Dov’erano finiti i loro sguardi? Perché non si guardavano più?

La felicità

La vertigine non è paura di cadere
ma voglia di volare
(Mi fido di te di Jovanotti)

A me

Che sintomi ha la felicità? Non la serenità, parlo di quell’emozione improvvisa, avvolgente, ambigua.
Cos’è quel vuoto dentro lo stomaco che vuole essere riempito?
La felicità rapisce il tempo e cambia lo spazio, sconvolge le nostre priorità e il senso che abbiamo dato alle cose. La felicità è favola, è una poesia dipinta.
E’ diversa dalla parole. E’ una donna che danza, è la musica che abbiamo dentro.

Fa male tanto è bella, tanto ci acceca. La vertigine di quel vuoto è perdere il controllo, è essere pronti per il lancio. Ovunque e comunque. Senza paura e con un obbiettivo preciso dovremmo accoglierla, ma spesso è difficile gestirla. E’ proprio questo il suo senso.

Nonno

Ieri era San Francesco, il santo con il mio nome, anzi, quello di mio nonno. Era una persona silenziosa e altruista; il suo silenzio mi ha sempre affascinato, perché chi conosce la vita e la sua morale è in grado di comunicare il giusto al momento opportuno, esprimere pochi giudizi e godersi il meglio senza litigare, senza parole vane.
A lui piaceva stare a capotavola per guardare tutti, per guardare la sua famiglia.
Quando è morto con la nonna, il mio dolore è stato reso malinconico, quasi dolce, dalle loro speranze nel futuro della nostra numerosa famiglia, dai loro valori, e dall’unione più intima scaturita subito dopo quel bastardo primo agosto.

Dopo quel giorno, pensai che non ci saremmo più ritrovati, era un pensiero stupido e doloroso, invece ci avvicinammo ancora di più, tutti anche tra cugini. Ci furono tanti cambiamenti e a distanza di cinque anni: 2 matrimoni, un bimbo e tanti momenti felici.
Mi scendono le lacrime pensando che quello che siamo è in buona parte merito loro, a cui pensiamo così tanto e così silenziosamente com’era mio nonno.

Esplorando

A Andy

E questa sera è come tutte le sere, profuma di caffè e cioccolato.
Sono nel limbo dell’umore: ho l’inquietudine velata dalla stanchezza. Poca felicità nella sicurezza, però sento la bellezza nella scoperta dell’anima, che trascende dall’esterno.
Ho notato qualche certezza in meno e qualche centimetro di vita esplorato in più.
Ho visto chi sono e chi posso diventare, le soluzioni sono molteplici.

Ho voglia del sorriso di Andy, contagioso, significativo e vero.

Idee

Chi guarda fuori da sè, sogna.
Chi guarda dentro di sé, si risveglia”
(C.G. Jung)


Stimoli continui. Questa è la bellezza di un mondo in movimento, un mondo fatto di culture e persone che viaggiano, si incontrano, si parlano e condividono. Pensate a quanti insegnamenti si possono acquisire da una conversazione qualsiasi o da esperienze giornaliere.

Ho visto che in alcuni casi un’idea può entrare silenziosamente dentro di noi. Come l’acqua sulle rocce, riesce a scalfire qualche strato in modo impercettibile ma costante. Le nostre future idee sono come un oggetto velato da nebbia, il nostro sesto senso le avverte lontane senza contorni.

Da qualcosa di vago, diventano luminose per la situazione che aspettavano, quella ideale alla loro manifestazione. Noi ne facciamo tesoro, illuminati e soddisfatti, mentre scavano ancora, arrivando a nascondersi nel sicuro buio della nostra abitudine.

Il passaggio successivo, scaturito da un’idea, è un comportamento o un emozione.

A distanza di tempo, se quei piccoli pensieri non fossero più utile alla nostra crescita e al nostro star bene, siamo in grado di cambiarli o alimentarli? In certi casi prima di cambiare un atteggiamento che non ci piace o che ci fa star male è necessario cambiare l’idea di fondo.

Pensiero, Emozione, Comportamento. L’abitudine è sicurezza, la sicurezza è la ricerca umana.

Quando quelle stesse idee ormai sono invisibili, parte di noi, riusciremo ancora a riconoscerle? In una società dove il tempo è denaro, quanto siamo disposti a spendere per guardarci dentro ed eventualmente lasciare la sicura abitudine per star bene?

Il senso

Fuori dai confini tuoi,
mille volti attorno e poi
storie da scoprire.
Dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
(Ci vuole un senso dei Nomadi)

L’incontro tra la materia dell’oggetto e la forma del soggetto mi entusiasma.
Ci sono delle volte nella vita, e spero che da oggi siano molte, che quello che incontriamo si integra perfettamente con noi. Ci abbraccia e ci fa volare alto.

Senza chiederci il perché, finalmente, iniziamo a respirare a pieni polmoni. Sono stato cauto fino adesso, ma trascorso un mese, posso confermare che questo è il più bel periodo dei miei 20 anni, senza i quali un oggi così sereno non sarebbe possibile.
Non per qualcuno o qualcosa in particolare, ma, per tutto quello che ho già visto e per ciò che vedrò.
E’ come se, tutti i pensieri avessero trovato una loro posizione, tutto quello che succede trova un senso senza lavorarci sù.
Ma cosa indispensabile, quello che succede ha un senso che seppur spesso non condiviso, riesco a capire ed accettare in modo positivo, costruttivo e creativo. L’unica arma che voglio affinare.

Oggi l’estate è già conclusa. Oggi l’autunno come l’adolescente che diventa adulto, sta entrando nelle nostre giornate, così lunghe eppure così brevi per far tutto ciò che vorremmo fare. Prima di arrivare a 18 anni le ore non passano mai e poi iniziano a correre, anzi, siamo noi che corriamo dietro a loro.

Perché alla fine ci strofiniamo contro il mondo canterebbe Ligabue. Ma è tardi per ascoltare qualche pezzo da iTunes o leggere qualche libro, Erika e Irene mi portano al cinema per vedere: Mangia, Prega, Ama. Il Venerdì arriva sempre più rapido e qualcosa nell’aria mi dice che è arrivata l’ora di una nuova storia d’amore e di abbondare etichette che mi porto dietro da troppo tempo.

Buona serata Blog.

Il sole, il cielo e le nuvole

se ti stringo un po’ di più
ballando al buio in silenzio
il tempo, il tempo sorriderà
(Ballando al buio degli Stadio)


Sono quasi le otto. Il sole di Mercoledì sta per terminare calmo la sua corsa, soffice, si amalgama col cielo e le sue nuvole, facendo vivere Torino di pochi colori opachi. La bellezza del riposo è esaltante dopo una giornata iniziata presto, con il sorriso di un raggio di sole ed il profumo di caffè. Settembre silenzioso e pacato non ha ancora tracce del malinconico velo autunnale. C’è qualcosa nell’aria che profuma di vecchi ricordi, per fortuna la memoria riesce ad abbellire ogni istante passato.

Pensieri fluidi

quando i tuoi pensieri confusi e pesanti diventano  una bella canzone

I Coldplay suonano, fuori il sole è scomparso ma il ritmo lo insegue. Oggi è una giornata nuova, le parole non dette e quelle ripetute più volte, formano la voce di una nuova canzone. I pensieri arrivano fluidi a destinazione, senza rimbalzare, non vogliono essere riveduti.

Sempre i Coldplay continuano con Lost? e mi fermo su un pezzo, Just because I’m hurting Doesn’t mean I’m hurt.Google mi aiuta a trovare una traduzione veloce e penso ad oggi. Nuove conoscenze e nuovi sorrisi.

Gelosia

La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che dileggia la carne di cui si nutre
(William Shakespeare, Otello)

Mi piace la gelosia perché vive di fantasia.
Le storie inventate mi sono sempre piaciute, figuratevi quelle dove io sono il protagonista.

Il gioco del bacio

Ho perso le parole
può darsi che abbia perso solo le mie bugie,
si son nascoste bene
forse però, semplicemente
non eran mie.
(Ho perso le parole di Ligabue)

Chiara ha ragione, spesso, non riesco ad accontentarmi di un bacio dato per gioco. Quando bacio, dopo poco, abbraccio. Qui inizia il mio problema.

Sono una persona sempre in movimento e nello stesso tempo vorrei stare immobile, sdraiato sul letto a chiacchierare, abbracciato ad una donna con cui sto bene.

Abbracciare crea in me dipendenza. Penso sia la medicina alla solitudine che ci portiamo dietro, tenuta a bada con ragionamenti e parole. Ma l’esperienza ed il calore umano sono qualcosa che sostituisce quelle lettere in serie con, una nuova immagine colorata del mondo circostante. Il mondo dovrebbe essere racchiuso in un abbraccio.

Mi manca trovare quell’incastro perfetto, tra il mio petto ed il suo viso.

Il cielo scuro nella sera chiara

dalle porte della notte, il giorno si bloccherà
(La donna cannone di Francesco De Gregori)

Tac. Una porta si chiude e la seconda la segue, di conseguenza il suono è doppio. Tac. Sensazione usuale, avverto un senso di corrispondenza, già conosciuto quando, qualche ora passata in modo piacevole si avvia al termine, come in questo momento. Il cielo scuro nella sera chiara, fa vedere due persone qualsiasi voltarsi nel silenzio delle ultime parole. Le stesse parole che profumano di carne alla griglia e di vita. Malinconico è il brivido di un arrivederci, quando una sera nuvolosa ricorda le proprie giornate, quando quelle ultime parole sembrano il confine della propria libertà in una qualsiasi sera d’estate, che vorrei non finisse mai. Mi fermo a sognare sul marciapiede di casa mia per allungare il tempo che scorre, mentre, silenzioso e sicuro di sé,  il lampione mi fa compagnia. Mi alzo, lui non ha una vita da vivere.

Inquietudine Ballerina

So che non è così
quello che avevi in testa
Non ci puoi fare niente
La vita non si ferma
(Vieni qui di Vasco Rossi)


La mia solita inquietudine ballerina oggi si è manifestata in abiti scuri e poi si è placata, sradicata dalle sue idee illogiche e dalle sue motivazioni poco plausibili. La mia inquietudine la vivo come nostalgia, la vedo formata dalle etichette che mi sono preso nel corso di anni. Quelle etichette a cui ho creduto sino ad ora. Solo oggi ho identificato la mia chimera.

Forse essere maturi, è capire fin dove l’etichette che ci hanno sempre incollato sopra la testa siano vere. Voglio cambiare le regole del gioco, voglio modificare quelle credenze, non agli altri ma a me stesso.

L’inizio di Settembre per un motivo o l’altro, lo vivo sempre in modo traumatico, sento un continuo vuoto nello stomaco che assomiglia ad una guerra di trincea. Un passo in avanti per il pensiero positivo e due indietro per quello che succede attorno a me. Settembre è un po’ la vaccinazione alla vita, un allenamento indispensabile per i mesi successivi.

Capire cosa non va, non è semplice quando il comportamento ed il pensiero seguono due strade diverse. Infatti non basta il pensiero a modificare il mio umore, ho bisogno anche dell’azione, per esempio, ho bisogno che mia madre mi venga in contro almeno qualche volta, smettendola di farmi credere in cose che lei sente giuste per me. Sembrerò ridicolo, ma l’importanza di mia madre è notevole e influenza molto i miei atteggiamenti. Probabilmente ho sempre cercato dell’incoraggiamento e dell’approvazione al posto delle sue etichette.

Trovo che accettare una parte così fragile di me stia diventando leggermente più facile, da quando qualche mese fa ho riflettuto su come, effettivamente, affronto le cose e su come idealmente vorrei affrontarle. Pensiero e azione sono le due parole chiave di oggi. Cosa le lega alla mia inquietudine ballerina è un collegamento nella mia testa che ho provato a trascrivere su questo articolo.

Ripenso ai portici di Bologna, alle sue piazze nascoste. Penso che non era così quello che avevo in testa, ma non ne sono sicuro. Si è avverato molto di quello che pensavo, devo solo riordinare gli obbiettivi e dare delle priorità. Devo vederci chiaro, cosa difficile in questa casa. Penso troppo alla mia immagine ideale senza svilupparla sufficientemente nella realtà, è un invstimento da riequilibrare, un po’ come le azioni di Google.

Buona notte Blog!