Non vivo in funzione di te

In questo momento, vorrei essere in macchina con Bianca e Luca, come venerdì scorso vorrei le loro parole. Per una volta sarebbero orgogliosi di me, ne sono sicuro.

Due facce della stessa medaglia. Il rispetto per sé stessi e per gli altri.

Non sto male per delle colpe che non ho. Non sto male perché mi sento in torto. Ho fatto le cose bene, chiare e limpide.

Sono solo triste, per chi non ha voglia di essere trasparente. Per chi deve raggiungere fini contorti che in questo momento non vedo più importanti. Ed è questa la differenza da prima.

Lei. Le sue parole perdono significato. Sono parole che se poco tangibili e veritiere diventano acqua. Acqua piena di detriti ancora pesanti.

Voglio godermi il cinema di oggi pomeriggio, voglio sputare fuori le lacrime che non escono.

Voglio guardarmi allo specchio, sorridere, e dirmi che per la seconda volta ho avuto rispetto di me e di lei contemporaneamente. Ed è importante.

Non vivo in funzione di nessuno, perché vivo.

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Sensazioni


Giornata di sole. Sento il cuore che palpita, scriverlo è quasi piacevole, eppure sensazioni che non riesco a capire si muovono distratte, tutto il dentro che non conosco vive un momento difficile più che mai. La scelta.

Non banalizzate.

La scelta di vivere la gioia appieno ed il dolore completamente non è mai abbastanza facile quando hai 20 Anni.
Non è semplice quando ti accorgi che è inutile fregare il dolore con piccoli tranelli, inganni che fai a te stesso, alla vita e agli altri.

Ho sete ancora. E allora in questo momento non voglio cambiare quello che sento, cambierà da solo con calma mentre le onde porteranno a riva solo quello che veramente servirà, come hanno sempre fatto. Davanti a me una spiaggia, ed ecco riapparire Ginosa Marina e le sue strade minuscole che portano tutte al mare, alla vita di quel piccolo paesino che profuma di pino. Essenza.

Sì, mi lascerò trasportare da me stesso, come direbbe Luca, darò tempo al tempo mentre la mia creatività e la voglia di svagarmi cresce.

La spiaggia è simbolo di tranquillità, ma nella realtà dei fatti, è un luogo affollato quasi rissoso. Le urla si quietano nel pomeriggio color arancio; nel pomeriggio fatto di Coca-Cola frizzante, qualche giornale ed una voglia di chiacchiere dolci come se fossero bugie ripiene di zucchero.

Nel nulla

Ieri sera camminavo, spaesato dentro ai miei pensieri stranamente fluidi. Camminavo da solo.

Pensandoci sù: non ero assolutamente solo, anche se attorno a me c’era il nulla color nebbia, il cellulare era scarico, non avevo Facebook ed ero in un posto mai visto prima, di quei posti che non vuoi vedere finché purtroppo non ci cadi dentro. Ero in un posto senza volerlo, limitatevi a sapere questo.

Ma avevo con me tutti i volti che in questi lunghi quattro mesi, dove ho fatto i conti con me stesso, mi hanno accompagnato; vedevo una carrellata di sorrisi, espressioni e sguardi che non dimentico, non perché più intensi, ma perché sono stati apprezzati veramente e tenuti da parte per queste situazioni, dove sapere che ti chiami Francesco per qualcuno è necessario, fondamentale e irrinunciabile. Serve a tirarti fuori dalla palude della vita, che immancabilmente ogni tanto ti fa scomparire per qualche minuto, facendoti buttare al vento quello che credevi, perdere nelle tue parole e nei tuoi piccoli ragionamenti da coglione.

Serve a ricordarti la bellezza delle tue relazioni.
Serve a ricordarti il tempo che dedichi nelle cose che vivi ogni giorno con loro.
Sia solo una bacio, una confidenza o la semplicità di una colazione.
Cose che ti rendono unico per loro e che rendono unici loro, per te.

Stranamente, quando ero nella palude ciò che credevo non è volato al vento freddo di un 5 Maggio, ma è rimasto attorno a me, distaccato per un po’ ma vicino, non sono più deluso da me. Non ho più quella insicurezza negli occhi, il vento non ha portato via quel poco di rispetto che ho per me.

Una nuova differenza si è nascosta dentro di me.
Si vive di piccoli obbiettivi, ed io li ho rispettati.
E certe volte questi obbiettivi potranno non essere rispettati, ci si potrà perdere anche nel loro senso più profondo, allora immancabilmente ci sarà il dialogo rivolto all’esterno, aperto e sincero. Ma se dall’altra parte nessuno ti ascolta, la vita va avanti lo stesso, sempre a piccoli obbiettivi. Fiduciosi di se stessi, del proprio cambiamento e alla ricerca di qualcosa che valga la pena di essere vissuta. La vita, quella vera, quella di ogni attimo in cui siamo su questa terra.

Ho passato qualche mese ad inventare la realtà. Sei chilometri nel nulla mi hanno ricordato la concretezza che mi manca, che a fatica scorgo o voglio scorgere. Le persone valgono per quello che scambiamo con loro, per la bellezza che sanno darti con uno sguardo, per quanto ti riescono a far sentire bene, anche dopo una litigata.

Tutti

Tutti vogliono essere capiti, intesi, almeno una volta assaporare quella sensazione di completezza che si ha nel parlare apertamente e avere risposte veloci e scorrevoli, attente e leggere. Dolci ma toccanti. Chi le sa darà? Chi ha la pazienza di ascoltare?

Oggi guardavo Sara, era triste, era nella mia stessa condizione, una condizione pessima e pensavo dove fossero finiti tutti i discorsi, tutte il tempo perso per aggiornare questo blog?

Erano e tuttora sono dietro l’angolo, solo che questa volta sembra interminabile svoltarlo, lasciar da parte uno zaino pieno di malinconia, di sconfitte e allo stesso tempo di esperienze, di pazienza e obbiettivi.

Il giorno di Lunedì porterà una ventata di novità. Ho paura.

Agitato

calendario

Oggi è giovedì, tra una settimana verso quest’ora sarò a bordo di un auto diretto verso una meta fissata senza il mio consenso, una destinazione voluta ma non in questo periodo, assolutamente non prevista fino al drastico avviso arrivato un mesetto fa!

E in viaggio penserò se qualcuno mi starà pensando. Succede sempre così quando parto.

Io con tutta la mia famiglia (zii inclusi), almeno c’è questo lato positivo, partiremo per qualche giorno in Germania, concludendo il viaggio un giorno come un altro ma non per gli italiani e in un  qual senso anche per me. Il 2 Giugno, festa della Repubblica e mio 18esimo compleanno.

A Torino, lascio una persona che mi ha fatto riflettere molto e su cui dovrei cercar di riflettere  che partirà poi qualche giorno dopo di me e gli animatori a preparare l’estate ragazzi che miaccompagnerà nei 3 mesi successi a questo Maggio piovoso dove a tratti le nuvole lasciano spazio al sole.

Lascerò anche vecchie questioni ormai concluse, finalmente. E se si dovessero ripresentare? Ecco il motivo della mia ansia di ieri ed oggi, poi causata da una stupida affermazione.

18anni

Ho una macedonia di grinta, stima, felicità che mi dispiacerebbe perdere, una voglia di fare che ho paura di lasciare vicino a Berlino.

Come se bastasse allontanarmi da casa per farmi dimenticare le cose, le persone, le mie abitudini che credevo mi piacessero. Mi è già successo. Perchè?

Pensare una cosa del genere fa venire i brividi…

Mi conosco, basta poco per farmi cambiare idea, magari provvisoriamente, però è comunque una cosa che lascia un segno, se non a me, almeno agli altri. Probabilmente qualche emozione basterebbe per distruggere qualcosa di bello, una sensazione di stanchezza potrebbe farmi dire o fare cose che a mente lucida non succederebbero, devo lavorarci su questo aspetto, è importante per mantenere un po’ di coerenza!

E se magari fosse giusto così, se magari uno sfogo è quello che ci vorrebbe in certe situazioni? Però anche i bambini fanno così…cazzo me lo dico sempre, ci vuole buon senso, ma non è sempre così immediata come cosa.

Sono confuso, in questi giorni mi accorgo che quasi niente è giusto o sbagliato, che cambiando tutto ogni secondo, non si è mai certi se una cosa è stata fatta bene o male, è questo pensiero si ripercuote sul presente, chi è che non vorrebbe migliorare la propria vita e quindi anche le proprie scelte?

Forse basta sapere se quelle scelte sono state fatte col cuore? Un po’ come dicevo precedentemente sul vedere le azioni degli altri: tutte in buona fede, poi tutti possono sbagliare, l’importante è mettercela tutta.

Accetto più gli atteggiamenti degli altri che i miei? Devo capirci di più…

E per favore non è semplice come qualcuno penserà, la solita frasetta “non farti influenzare dal passato” non serve, non è quello il punto, il problema viene dal fatto che spesso non so se quello che sento o provo è una cosa sensata o solo una sfaccettatura dei miei stati d’animo o da emozioni altalenanti, che come ho visto nel corso dell’anno influenzano al punto tale da sembrare altre persone.

passato e futuro

Non mi conosco su questo aspetto o non mi voglio conoscere? Però so che un grande mio difetto è che voglio avere le cose subito e quindi ancora in tante occasioni ho piccoli e grandi problemi nell’affrontare la realtà.

in_altalenaMi è capitato di essere altalenante come un altalena. Cavoli non è una bella cosa, un po’ come essere uno scaricabarili verso gli altri. Bisogna prendere delle scelte e portarne la responsabilità, così si cresce no?

Io non ho paura, forse adesso che ci penso, sono pigro, non avrei tanta voglia di ritornare sui miei passi, non per ammettere un errore, ma per recuperarlo, io amo il quieto vivere ed il presente (ed è una figata), però non devo confondere il presente con quello che voglio IO nel presente.

Se fossi più calmo dentro sarebbe tutto meglio. Perchè basta una briciola sputata da qualcuno per muovere dentro di me operai che mettono mattoni su mattoni nella mia costruzione?… sto cresciendo e ne sento il peso.

Me lo dicevano, più si va avanti e più si fanno domande, e forse io ho sempre cercato il contrario.

Viaggio per Berlino

treno

Dei ragazzi partivano per la Germania in treno, io con altri 4 amici volevo viaggiare.
Volevo lasciare qualche problema alle spalle, lo si vedeva perché non mi importava di niente, solo di chiamare i miei genitori per avvisarli quello si, così valeva per gli altri miei compagni avventurosi, qualche genitore diede il permesso, altri no, ma già lo sapevo (per chi conosce Luchino: lui non ebbe il permesso).

Eravamo sul treno, doveva accompagnarli solo fino ad una fermata intermedia e poi tornare a Tornio, arrivammo a destinazione e quando fummo scesi e ottenuti i permessi telefonicamente per proseguire la rotta, il treno era già partito e con lui anche i compagni originali del viaggio. Non ci importava.

Il treno successivo, partiva dopo qualche ora, direzione: Berlino! Io non avevo soldi, ma un amico che non vedo da fin troppo tempo si offrì di regalarmi il biglietto. Mai successo nella vita reale 😀 mai un gesto che vedevo buono!

La stazione di questa fermata intermedia, è un labirinto: tra scale, indicazioni indecifrabili, piani stile centro commerciale ristretto e troppa frenesia dopo circa 15 minuti (di paura per la situazione angosciosa creata dal luogo) riusciamo a trovare una fila di distributori automatici di biglietti. Ne andasse uno, tutti non accettano contanti, sono rotti o hanno qualche problema.

Mi ricordo un dettaglio: in molte macchinette non riuscivo a selezionare la destinazione perché mi voleva far acquistare un biglietto mensile…I miei amici in silenzio dietro ad osservare, spirito di collaborazione 0.

Sarò riuscito a stampare il biglietto e a prendere il treno? Non lo so, ma ad un tratto decidemmo anche di dormire a Berlino.

Perchè nei miei sogni sempre i treni?

Ansia

siamo sempre di corsa
sempre in agitazione
anche te…
che anche se lecchi il gelato
hai lo sguardo incazzato

La mia città di Luca Carboni

Che palle quando la gente ti fa venire l’ansia. Avete presente? E per questo che non voglio lamentarmi per cazzate, perché a parte il male che faccio a me stesso, rompo pure gli altri.

L’ansia viene quando non c’è calma, quando la frenesia di fare le cose è troppo alta, spesso infondata.