La sincerità

A Serena

Siamo quello che diciamo.

La sincerità come la coerenza, è una strada piene di scelte, punti di vista e occasioni da vivere. La sincerità rende limpida una serata, ma da solo non fa molto.

La sincerità, presa singolarmente, non facilita le relazioni interpersonali, però accompagna un buon carattere, un buon discorso e anche una discussione decisa.

Quando diciamo una bugia, inizia quel bellissimo processo di accomodamento delle nostre parole, iniziamo a crederci o a trovare mille scuse per quella bugia, ci giustifichiamo, ci scusiamo e creiamo altri cento problemi o ragionamenti, che servono solo a star bene con noi stessi e la nostra azione, che va contro a quello che ci hanno sempre insegnato.

A volte per essere sinceri con qualcuno, dobbiamo non esserlo con altri. Per questo la sincerità da sola fa poco, va accompagnata da altri valori come il rispetto e dalla discrezione. Certe volte una bugia serve, ma questa è la vita, è sicuramente la conoscete meglio voi, ma di sicuro la verità ha una serie di vantaggi che variano da persona a persona. Amo la sincerità perché mi piace muovermi nel mondo senza sensi di colpa, senza cose non dette e perché mi piace mostrarmi per quello che sono, sapendo di trovare qualcuno simile a me.

Quando una bugia diventa controproducente per noi stessi e per il nostro star bene, dovremmo chiederci se veramente ne vale la pena pronunciare quelle parole. Se con pochi sforzi il problema si può risolvere senza nascondere qualcosa agli altri, allora è in quel caso, che la sincerità va coltivata e va scelta.

Chiediamoci se essendo sinceri, riusciremmo a vedere un mondo più sincero. Quindi degno di fiducia

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Idee illogiche

Gli uomini non sono disturbati dalle cose, ma da cio’ che pensano sulle cose.
Epitteto

PRINCIPALI IDEE ILLOGICHE,
IRRAZIONALI E AUTODISTRUTTIVE PRESENTI NELLE NOSTRE MENTI
(Albert Ellis, 1994)

1. È necessario essere amati e approvati da ogni persona significativa
2. È necessario essere competenti e adeguati, altrimenti si è persone senza valore
3. Le persone devono comportarsi in modo gentile e onesto
4. È terribile se le cose non vanno come vorremmo
5. Le emozioni sono causate da eventi esterni e noi non possiamo fare niente su queste reazioni
6. Se qualcosa potrebbe essere pericoloso, non devo pensarci e devo evitarlo assolutamente
7. La nostra storia passata ci condiziona fortemente e non possiamo fare granché per cambiarla
8. C’è sempre una soluzione giusta e perfetta ai problemi

Albert Ellis (1913-2007) è stato uno psicologo statunitense.
Fondatore della Rational Emotive Behavior Therapy, è considerato il precursore delle terapia razionale emotiva e terapia cognitivo-comportamentale. È stato valutato, dalle Associazioni di Psicologi statunitense e canadese in una stima del 1982, come uno dei tre più influenti psicoterapeuti del XX secolo (primo Carl Rogers; terzo Sigmund Freud).

Ascoltati

A Paola

Ho visto un posto che mi piace, si chiama Mondo
Ci cammino, lo respiro, la mia vita è sempre intorno
più la guardo, più la canto, più la incontro
più lei mi spinge a camminare come un gatto vagabondo
Ma questo è il posto che mi piace si chiama Mondo

Confondiamo le sensazioni in mezzo a ragionamenti logici, spesso ci dimentichiamo di vivere perché più faticoso di fantasticare, di realizzare ciò che vogliamo veramente. Le idee più profonde e la nostra parte più intima ci sfuggono assieme al tempo, alle persone e alle emozioni. Eppure la fame non si placa.

Può capitare di non aver tempo o voglia di ascoltarci e non pensandoci continuiamo il nostro viaggio verso una meta che non ci piace. Prendendo strade buie e faticose che non portano a nulla; poi ecco spuntare una crisi, ecco bestemmiare contro il mondo.

Ed è qui, che ognuno di noi può giocare la sua partita, il grande gioco con la vita e con la consapevolezza.

Quando capiamo che qualcosa non va, quando le nostre percezioni non sono più congrue con noi e le sensazioni di smarrimento, vuoto, insicurezza ci pervadono, come combattiamo?

Spesso qualche artista paragona la vita ad un film, condivido appieno e aggiungo che la vita è il nostro film. Lo giriamo noi con i nostri desideri, sogni e aspirazioni che si realizzano poco per volta. Non quelli banali ma quelli intimi, quelli che ci uniscono e non che separano. Li sapreste riconoscere?

Ecco l’importanza di guardarci dentro e di trovarci un po’ di tempo.

Il tempo

Il tempo ci sfugge e noi cerchiamo di inseguirlo come se non ci avvolgesse già. Lo perdiamo, pensando a quello che non ci piace, cercando di pararci da mille persone e situazioni.

Ma cosa vogliamo da una cosa che c’è già, che ci appartiene se solo lo volessimo?

Quali sono i nostri obbiettivi? Desideriamo una soluzione ai nostri problemi o vogliamo solo evitarli e cancellarli? Il tempo è solo una dimensione eppure la vita è tutto quello lo riempie, cosa le chiediamo e come la viviamo?

Il cielo di Maggio


Guardare il cielo di Maggio, sporcato da macchie bianche più o meno senza forma, è come accorgersi di essere completi, immersi nella propria realtà, in totalità senza nessuna eccezione. I problemi diventano come quelle macchie, trascurabili in confronto alla bellezza della luce e alla delicatezza di quell’azzurro così vivo e così significativo, come solo la vita può essere. Il cielo siamo noi, il suo significato è il nostro amore per le piccole cose. Ogni giorno dovremmo dare senso al tempo che abbiamo, guardando quel grande cielo così scontato eppure sempre così nuovo perché infinito.

Forse riusciremmo a vivere meglio, pensando che anche i nostri gesti così abituali e ripetitivi possono essere qualcosa di importante per qualcuno.
CI accorgiamo delle bellezza del cielo quando la sera inizia a scendere, quando l’azzurro scompare nel profondo. E degli altri quando ce ne accorgeremo?

Questo articolo lo dedico a Francesca, perché mi hai insegnato che prima o poi qualcuno di simile a noi stessi lo si trova.

Non vivo in funzione di te

In questo momento, vorrei essere in macchina con Bianca e Luca, come venerdì scorso vorrei le loro parole. Per una volta sarebbero orgogliosi di me, ne sono sicuro.

Due facce della stessa medaglia. Il rispetto per sé stessi e per gli altri.

Non sto male per delle colpe che non ho. Non sto male perché mi sento in torto. Ho fatto le cose bene, chiare e limpide.

Sono solo triste, per chi non ha voglia di essere trasparente. Per chi deve raggiungere fini contorti che in questo momento non vedo più importanti. Ed è questa la differenza da prima.

Lei. Le sue parole perdono significato. Sono parole che se poco tangibili e veritiere diventano acqua. Acqua piena di detriti ancora pesanti.

Voglio godermi il cinema di oggi pomeriggio, voglio sputare fuori le lacrime che non escono.

Voglio guardarmi allo specchio, sorridere, e dirmi che per la seconda volta ho avuto rispetto di me e di lei contemporaneamente. Ed è importante.

Non vivo in funzione di nessuno, perché vivo.

Nel nulla

Ieri sera camminavo, spaesato dentro ai miei pensieri stranamente fluidi. Camminavo da solo.

Pensandoci sù: non ero assolutamente solo, anche se attorno a me c’era il nulla color nebbia, il cellulare era scarico, non avevo Facebook ed ero in un posto mai visto prima, di quei posti che non vuoi vedere finché purtroppo non ci cadi dentro. Ero in un posto senza volerlo, limitatevi a sapere questo.

Ma avevo con me tutti i volti che in questi lunghi quattro mesi, dove ho fatto i conti con me stesso, mi hanno accompagnato; vedevo una carrellata di sorrisi, espressioni e sguardi che non dimentico, non perché più intensi, ma perché sono stati apprezzati veramente e tenuti da parte per queste situazioni, dove sapere che ti chiami Francesco per qualcuno è necessario, fondamentale e irrinunciabile. Serve a tirarti fuori dalla palude della vita, che immancabilmente ogni tanto ti fa scomparire per qualche minuto, facendoti buttare al vento quello che credevi, perdere nelle tue parole e nei tuoi piccoli ragionamenti da coglione.

Serve a ricordarti la bellezza delle tue relazioni.
Serve a ricordarti il tempo che dedichi nelle cose che vivi ogni giorno con loro.
Sia solo una bacio, una confidenza o la semplicità di una colazione.
Cose che ti rendono unico per loro e che rendono unici loro, per te.

Stranamente, quando ero nella palude ciò che credevo non è volato al vento freddo di un 5 Maggio, ma è rimasto attorno a me, distaccato per un po’ ma vicino, non sono più deluso da me. Non ho più quella insicurezza negli occhi, il vento non ha portato via quel poco di rispetto che ho per me.

Una nuova differenza si è nascosta dentro di me.
Si vive di piccoli obbiettivi, ed io li ho rispettati.
E certe volte questi obbiettivi potranno non essere rispettati, ci si potrà perdere anche nel loro senso più profondo, allora immancabilmente ci sarà il dialogo rivolto all’esterno, aperto e sincero. Ma se dall’altra parte nessuno ti ascolta, la vita va avanti lo stesso, sempre a piccoli obbiettivi. Fiduciosi di se stessi, del proprio cambiamento e alla ricerca di qualcosa che valga la pena di essere vissuta. La vita, quella vera, quella di ogni attimo in cui siamo su questa terra.

Ho passato qualche mese ad inventare la realtà. Sei chilometri nel nulla mi hanno ricordato la concretezza che mi manca, che a fatica scorgo o voglio scorgere. Le persone valgono per quello che scambiamo con loro, per la bellezza che sanno darti con uno sguardo, per quanto ti riescono a far sentire bene, anche dopo una litigata.

Lungo la via di casa mia

E ho guardato dentro un’ emozione
E ci ho visto dentro tanto amore
Che ho capito perchè
Non si comanda al cuore

Senza parole di Vasco Rossi

Ogni volta che percorro questa strada, sembra di passare dentro ai miei pensieri, guardo il cielo e vedo le nuvole che assomigliano alle mie emozioni, vanno e vengono sempre diverse. Le macchine in fila sono come una sicurezza che ogni tanto manca, in un tranquillo pomeriggio dove il sole cerca di scaldare, donando allo sfondo più basso, più profondo un blu pastello quasi bambinesco. E’ quello che voglio vedere. Sono sempre alla ricerca dello scorcio infinito, un assoluto che ogni tanto mi sforzo di vedere inutilmente perché  è così bello guardarsi attorno senza affanni. Eppure ci casco. Casco alla bellezza dell’illusione.

Osservare incuriosito le finestre, i tetti e i fiori che nascono sulle ringhiere è come un hobby per rilassarsi, ogni pomeriggio in un modo diverso, con occhi nuovi guardo alberi, macchie sull’asfalto e un cane che abbaia, ogni giorno con un pensiero a cui pensare.

Le finestre tengono al caldo la vita di tre, quattro o forse cinque persone esattamente come la mia, pensarci sù è così bello, che più volte la via per casa mia, ha tenuto una mia lacrima, un mio sorriso e una mia delusione. Solo mia.

Delicatezza

Coincidenza. Questa mattina alla radio, è passata la canzone che ho riportato ieri sul Blog: Rimmel di De Gregori. Ho preso Paola per mano e correndo in mezzo a clienti, sedie e tavolini l’ho portata vicino allo stereo, facendole ascoltare con calma quelle parole così vere, in un modo così normale che sembravamo conoscerci da anni.

La mattinata si è conclusa con un caffè insieme a Bianca con cui è sempre bello aver un confronto sulle cose che ci capitano. Al tavolino con vista Corso Vittorio sembrava come se il tempo si fosse fermato per un po’, a causa delle nuvole che tengono lontana Torino dal sole e dalle belle giornate di Marzo, che illuminano i problemi che ci sono. E’ fantastico.

Sono proprio un Gemelli, amo il sole che arde in mezzo al cielo, ma quando sto bene riesco a godermi anche le nuvole che ovattano dalla  forza e dalla grinta del sole.

Sarà che in questo momento cerco delicatezza e non energia?

E i mesi passano

Ed io sto riscrivendo una cosa, usando solo le mie dita e non più il cuore e la mente, e la cosa mi fa bene.

preso dal Blog di Federica

E piano piano i pensieri passano, non fanno più male, accettano la vita, condividono le scelte e le fanno diventare realtà. Non è assolutamente facile, il dolore non si frega.

Quando non vuoi tornare indietro ed andare avanti è difficile, solo il tempo può aiutare, solo gli insegnamenti possono aumentare la volontà di stare bene senza persone, cose e situazioni specifiche. Solo il bello della vita può far voltare pagina in un libro pesante, dove ogni riga è un ricorda che viene riletto cento volte e capito poco. Poco alla volta.

Eppure come scrive Fede, sto scrivendo usando solo le dita e non il cuore e la mente. Sto scrivendo il finale.

E i mesi passano.

Istintivo

Oggi sono istintivo. Mi sono goduto le attenzioni della professoressa che si interessava a me, ho pranzato allegramente con Luca, ho dato ripetizioni ad Adele e ho fatto una lunga chiacchierata con Alessandro. In una giornata così, mi accorgo come il mondo intorno a me ci sia, sia concreto e mi piaccia, a tal punto da costruirlo, difenderlo e incentivarlo sempre di più.

Mi sono ricordato che tutto quello che ho dato e ho ricevuto, nel bene e nel male, c’è. Non sempre si vede, ma c’è. Serve ricordarselo, segnarlo sulla propria Moleskine mentale ed ogni tanto, leggerlo.

Ho visto un mondo fatto di persone, relazioni e sorrisi.

Oggi sono istintivo. Perché se nella realtà sono in un mondo, anche nel virtuale sono la stessa persona. Sono istintivo, perché le coincidenze esistono, anche su WordPress.

Sto per andare a dormire, sapendo che probabilmente sarà un altra notte in bianco.

Bianca sostiene che la mia insonnia sia derivato dal fatto che non riesco ad ammettere le cose, eppure attorno a me vedo solo la bellezza di Marzo eaun po’ di emozioni sparse qua e là che rimbalzano.

Buona notte Blog.

Essere ascoltato

Quasi tutte le  mattine arrivando al bar, incontro una mia professoressa che con un bel sorriso legge il solito quotidiana e ogni tanto commenta ad alta voce alcuni articoli, oggi il giornale non c’era e la vedevo appoggiata sul tavolino in attesa di trovare un modo furbo per passare il tempo. Mi sono messo a chiacchierare un po’ come al solito ma avevo un desiderio profondo, quello di essere ascoltato e anche un po’ invogliato a riflettere, insomma incentivato. Non è facile per uno che solitamente ascolta, essere ascoltato.

La mattina è decollata, tenuta in volo come sempre da Bianca, con cui è sempre piacevole passare del tempo e camminare comprando cd, libri e mangiando qualcosa. Amo questo genere di cose.

L’amicizia come ogni relazione ha uno scambio, qualcosa che si riceve e qualcosa che si da, in questo momento in tutte le relazioni che sto instaurando o mantenendo mi sento in un perfetto equilibrio, non sento il peso di dover far qualcosa o la necessità di ricevere qualche attenzione particolare, come in certi momenti poteva accadere. Sto bene, faccio quello che mi sento di fare e questo non mi da alcuna aspettativa, una cosa piacevola non ha bisogno di una gratificazione aggiuntiva. Giusto?

E’ la prova che cercare di eliminare il più possibile l’ambiguità e la paura è servito. Sto vivendo al pieno quello che capita, con un occhio attento a quello che cerco e sono veramente. Poi di problemi ce ne saranno sempre, un po’ come i periodi meno positivi.

Per adesso mi godo questo pomeriggio.

Ambiguo?

L’ultimo articolo, risale al 28 Ottobre,
le cose sono radicalmente cambiate oppure cambiate per non farle cambiare.
Con la ex-ragazza abbiamo continuato a vederci per Natale e Capodanno ma a causa di una lite silenziosa, ci siamo dati un Arrivederci euforico, trasformato giustamente da lei in un Addio definitivo l’altro giorno. lei è stata decisa, io meno, ha fatto bene.

Per quanto riguarda l’amicizia, invece si è modellato tutto, rileggendo le parole scritte ad Ottobre, non mi riconosco nemmeno, eppure sono Io, sensibile, emotivo, stupidotto, e che ha la necessità di sentirsi bene e di sfogarsi quando serve. Amo il nostro gruppo di amici, stimo ogni singolo elemento e voglio crescere insieme a loro. Poi di problemi ce ne saranno sempre…

Una frase mi ha molto colpito in questo periodo: 0 Ambiguità.
Ho capito che un mio grande difetto sta’ nell’ambiguità nelle relazioni, per paura di perderle, questo non mi permetteva e spesso permette di essere me stesso, di dire quello che preferisco e di andarmene laddove serva, è un discorso lungo che affronterò piano, piano perchè
in questo periodo ho proprio necessità di scrivere sul mio Blog, che tuttora fa molte visite e faccio che ringraziare tutti coloro che mandano e-mail e commenti.

E nei giorni di pioggia, che il mondo si rimpicciolisce, che la mia idea di libertà si limita al punto tale da sentirmi un piccolo scarabocchio in un cerchio colorato di nero che cerca di andare oltre.
Alzondomi dal letto ho pensato quanto, in questi giorni, la mattina sia un momento ricco di ombre, paura e una tristezza per qualcosa di metabolizzato male dentro di me. E tu non ci sei più, mi manca la tua gelosia o forse solo le parole dette, i luoghi visti e le abitudini perse… è normale, anche se è già passato un mese.

E’ difficile darsi delle colpe, quando a lasciarti sono stato io, è difficile dire “io non c’ero” quando a lasciare la tua morbosità sono stato io, eppure so con certezza che non mi alzavo felice pensando a te. La mia grande colpa è avertelo detto male, non averne parlato e aver continuato così la mia strada, pur di aggrapparmi a te, che non che e che eri diversa o almeno credevo…

Non voglio dimenticati in fretta, sono libero da una storia che è finita male ma contento di quello che ho fatto e visto, forse sono stato ambiguo anche con te, non lo so, ma tanto il risultato è quello giusto, ora si può ricominciare, ricominciare liberi per noi stessi. Per star bene. Per amare.

Queste mattine mi stavo alzando con l’idea di aspettare qualcosa, ma per chi aspetta, le giornate sono lunghe, eterne e piene di niente. Eppure la settimana scorsa le giornate erano fantasia, colore e magia. E poi la voglia di rivederti è stata troppa ed ecco spuntare i miei pensieri ed ecco che grazie alla tua decisione hai tirato fuori un problema.. la mia ambiguità! Abitudine?

Buio

Oggi alle 20.35 corso Agnelli, una normalissima strada di Torino che passa accanto allo stadio, aveva perso la sua illuminazione.

Io sono uscito di casa ed era da tanto che non vedevo quel buio. Credo dall’ultima scampagnata in montagna ad ottobre, comunque mi sono fermato e ho collegato che volevo perdermi nella notte, volevo passeggiare e canticchiare godendomi quello spettacolo ma purtroppo avevo un altro impegno.

Mi sono goduto quello che ho potuto fino alla fermata del tram e mentre arrivavo non vedevo quasi nulla di quello che avevo davanti, mi lasciavo guidare dalle luci lontane e dai pensieri calmi, ormai come le stazioni e i treni anche i mezzi pubblici mi mettono un brivido in corpo, quanta gente è passata di qua? Quanti pensieri, preoccupazioni, gioie e dolori hanno fatto la stessa cosa che sto facendo io? Salire, aspettare, scendere.

E mi volevo rilassare in quella dolce malinconica ma calma nota di disperazione: il buio. Dove tutto tace e non hai paura di scontrati qualcosa.

Semplicemente perché non lo vedi prima.

Calmo, felice, ma…

E’ tardi, davvero troppo tardi.
La sera si è conclusa, tra una risata e l’altra che non ricorderò. Tra uno scherzo, una storia e un ottima cena che è volata, che mi è passata e che ho vissuto senza ansie, senza problemi e senza quel maldistomaco che mi ha sempre accompagnato, ma adesso?

calma

Adesso sono le 3, sono felice e un po’ dubbioso, dubbioso su come devo stare. Non è normale, è una sega mentale sul mio attuale stato di felicità.

Paolo era abbandonato sul letto di Simona forse aspettando una sua coccola, e intanto scorreva una canzone malinconica di Max Pezzali ed io per la prima volta in una situazione del genere sono stato felice, entusiasto di avere amici così, di avere vicino persone con un certo spessore. Gente a cui non servo per qualche motivo, gente con cui star bene. Forse troppo bene, tanto da far passar il tempo talmente velocemente che vorrei tornare indietro. Perchè?

Una volta quando i problemi mi assilavano, quando i pensieri di certe persone mi procuravano stati d’animo distruttivi arrivavo a casa e pensavo “Be’ almeno una bella serata l’ho passata”, in verità avevo passato una serata nella vana ricerca di divertirmi. Invece da qualche mese a questa parte la situazione è cambiata: dalla badella alla brace. E quindi?

Gianluca Capozzi illumina questa notte, questa notte veloce di un qualsiasi sabato caratterizzato dall’unicità degli eventi accaduti. Un calmo caos direi.

Non era mai successo. Sono calmo, ho la felicità ad un passo ma perché non riesco ad affermarlo con sicurezza? Il tempo mi è sfuggito ma sono sicurlo di averlo vissuto, io questa sera c’ero, c’ero con il corpo e con la testa libera dalle seghe mentali che mi sono sempre fatto. Il tempo passa e sono le 3.20.

Mi sono sempre troppo preoccupato di menato, di persone e situazioni e adesso che ho trovato il giusto equilibrio sento che sto’ bene. Mi sento leggero, non ho paura di perdere il mondo che mi sono creato, o almeno questo è quello che ho confessato ad un amico. Sarà proprio questo il problema? Io non mi sono creato proprio niente. Io vivo, vivo il presente quello che verrà non è un DUBBIO da risolvere, certo che vivendo bene il presente e le persone che ne fanno parte forse il futuro sarà una conseguenza positiva del presente, ma non devo eccedere nel pensarci. Poi i problemi ci saranno sempre, ma basta vederli con le lenti giuste, io non l’ho mai fatto, colpa il mio classico egoismo, IO dovevo star bene Ecco.

Domani niente messa alle 10, io l’ho sempre odiata alle 10, io andavo per vedere gli altri. Io amo andare a messa tardi, anche da solo, ma domani non lo sarò. Domani ci troveremo alle 18 tutti e poi usciremo. Se succedesse qualche intoppo non m’importerebbe, perché come ho visto in passato se un azione la faccio con amore (perchè la sento una mia scelta, una cosa giusta per i valori che considero giusti) non ho alcun tipo di problema. Amo la domenica, non l’avrei mai detto. Be’ la descrizione di questo blog dice tutto.

Comunque, Aristotele dice che chi non sa darsi le cose non saprà darle all’amico.

Vedo le persone in una nuova ottica, da un panorama dove non sono agitato, dove non ho ansie, così riesco a dare molto più spazio agli altri forse perchè l’ho dato a me. Il mio grande difetto è sempre stato il gran tempo libero che non riuscivo ad occupare in modo saggio, e si sa chi si annoia non è felice (almeno secondo il nuovo libro che mi ha regalto mia madre). E adesso che ho scoperto questa nuova dimensione sono ancora un po’ spaesato: ecco il motivo dell’articolo.

Questa tranquillità ottenuta mi fa star bene e quindi senza maschere davanti a tutti, mi fa sorridere, apprezzare e godermi i rapporti però mi crea quasi un pensiero del tipo “adesso, cosa ti resta?”, ecco cos’è cambiato dai mesi scorsi (quasi un anno): davanti a tutti una merda o simile e tra me&me “dai è stata una bella giornata, è successo questo, questo, questo”, non si vive solo coi ricordi.

Ho il sorriso, in un libro che ho letto si leggeva che gli amici rendono morbido il viaggio della vita. Ora capisco. Non è questione di trofei, di catalogare, classificare, ricordare le serata o le uscite. E’ questione di vivere. E’ di colpo riaffiora il pensiero che l’amore è condivisione, vorrei telefonare ad una ragazza che non esiste e dirle “io sono qui quando vuoi”, improvvisamente ho voglia di aspettare, ho voglia di vivere sereno. Per vivere senza ansie? Fare le cose solo per amore non per interesse, pittosto se non si è pronti non farle. Vi ricordo solo di non lasciarvi ingannare dal pronome IO e dall’egoismo.

Sono le 4. Ho chiarito, so che andrò a letto con un sorriso.

Se non leggi, non cresci

Mia madre aveva ragione

E nella vita tutto torna, anche la lettura di un libro, anche a distanza di anni. E quelle pagine ricordano persone…