La sincerità

A Serena

Siamo quello che diciamo.

La sincerità come la coerenza, è una strada piene di scelte, punti di vista e occasioni da vivere. La sincerità rende limpida una serata, ma da solo non fa molto.

La sincerità, presa singolarmente, non facilita le relazioni interpersonali, però accompagna un buon carattere, un buon discorso e anche una discussione decisa.

Quando diciamo una bugia, inizia quel bellissimo processo di accomodamento delle nostre parole, iniziamo a crederci o a trovare mille scuse per quella bugia, ci giustifichiamo, ci scusiamo e creiamo altri cento problemi o ragionamenti, che servono solo a star bene con noi stessi e la nostra azione, che va contro a quello che ci hanno sempre insegnato.

A volte per essere sinceri con qualcuno, dobbiamo non esserlo con altri. Per questo la sincerità da sola fa poco, va accompagnata da altri valori come il rispetto e dalla discrezione. Certe volte una bugia serve, ma questa è la vita, è sicuramente la conoscete meglio voi, ma di sicuro la verità ha una serie di vantaggi che variano da persona a persona. Amo la sincerità perché mi piace muovermi nel mondo senza sensi di colpa, senza cose non dette e perché mi piace mostrarmi per quello che sono, sapendo di trovare qualcuno simile a me.

Quando una bugia diventa controproducente per noi stessi e per il nostro star bene, dovremmo chiederci se veramente ne vale la pena pronunciare quelle parole. Se con pochi sforzi il problema si può risolvere senza nascondere qualcosa agli altri, allora è in quel caso, che la sincerità va coltivata e va scelta.

Chiediamoci se essendo sinceri, riusciremmo a vedere un mondo più sincero. Quindi degno di fiducia

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Punti fermi?

Gli amici ti deludono, la gente normale no.

Non butto via le mie amicizie per il mio star male, per la mia delusione. Ma se dai rapporti pian piano togliamo tutte le aspettative perchè mancate, distrutte e logorate, cosa ci resta? Non mi sento di eliminare la fiducia come punto ferma dall’amicizia, non questa volta che la sento importante, che la sento tradita. Nel corso di questi anni ho rinunciato ad aspettarmi un sacco di cose: l’aiuto nel momento del bisogno, il dialogo, l’altruismo e avere qualcuno dei momenti bui. Mi hanno fatto sempre credere che non bisogna avere aspettative dai rapporti che si vivono, mi hanno fatto credere qualcosa che non riesco a condividere pienamente e penso che anche oggettivamente sia una un pensiero fittizio.

cosa vuoi che sia, passa tutto quanto
solo un po’ di tempo e ci riderai su
cosa vuoi che sia, ci sei solo dentro
pagati il tuo conto e pensaci tu
(Cosa vuoi che sia di Ligabue)

Non sapendo dove stavo andando, non ho saputo scegliere, e adesso i miei pensieri ne chiedono il conto. Ho lasciato guidare gli altri perché credevo giusto un ambiente, delle persone, dei valori che hanno dimostrato di essere l’opposto di quello a cui adesso credo io. Ci contavo, ci speravo in quelle persone, che ancora oggi avrebbero mille parole per difendere la loro giustizia ipocrita. Ho tenuto ferme: la fiducia, la sincerità, la spontaneità e la voglia di star insieme. E forse va bene così, forse la confusione ora è ancora troppa, mentre attorno a me il silenzio fa rumore, ma le scuse non si sentono neanche dopo discorsi chiari e concisi. Ed è questo il nocciolo, a cosa serve perdonare qualcuno che non senti più vicino? A cosa serve non fare lo stronzo, parlare chiaro, perdonare quando dall’altra parte non si sente più il tocco delle proprie parole?

Ecco cosa vuol dire togliere troppe aspettative da un rapporto qualsiasi. Significa allontanarsene, perderlo, non sentire più quel ponte che collega due isole. Significa sostituire quel sentimento, quella emozione con una etichetta. A 20 Anni, voglio vivere, correre, gioire e non dare etichette o fare cose in nome di esse, perdendo i miei punti fermi, scambiandoli con quelli degli altri. Scusate ma ho già visto questo film.

Idee illogiche

Gli uomini non sono disturbati dalle cose, ma da cio’ che pensano sulle cose.
Epitteto

PRINCIPALI IDEE ILLOGICHE,
IRRAZIONALI E AUTODISTRUTTIVE PRESENTI NELLE NOSTRE MENTI
(Albert Ellis, 1994)

1. È necessario essere amati e approvati da ogni persona significativa
2. È necessario essere competenti e adeguati, altrimenti si è persone senza valore
3. Le persone devono comportarsi in modo gentile e onesto
4. È terribile se le cose non vanno come vorremmo
5. Le emozioni sono causate da eventi esterni e noi non possiamo fare niente su queste reazioni
6. Se qualcosa potrebbe essere pericoloso, non devo pensarci e devo evitarlo assolutamente
7. La nostra storia passata ci condiziona fortemente e non possiamo fare granché per cambiarla
8. C’è sempre una soluzione giusta e perfetta ai problemi

Albert Ellis (1913-2007) è stato uno psicologo statunitense.
Fondatore della Rational Emotive Behavior Therapy, è considerato il precursore delle terapia razionale emotiva e terapia cognitivo-comportamentale. È stato valutato, dalle Associazioni di Psicologi statunitense e canadese in una stima del 1982, come uno dei tre più influenti psicoterapeuti del XX secolo (primo Carl Rogers; terzo Sigmund Freud).

Pezzi di mondo

ho sfidato il destino per la prima canzone,
ho lasciato gli amici, ho perduto l’amore.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

A Melinda

Quasi ti vergognavi pronunciando il tuo nome, che porti assieme a mille storie, come solo una ragazza scappata di casa sa tenere dentro sé, nella sua saggezza dolorosa, negli occhi forti e ricchi di mondo. Incontrandoti mi è venuta voglia di mare. Arrivavi da Pescara e con i nostri sorrisi abbiamo discusso sulla vita. Non ho capito quanto avresti voluto parlare, infatti, mentre scomparivi nel nostro silenzio, sono diventato un altro pezzo di mondo nei tuoi occhi forti.

Il Bacio a metà

A Chiara


Oggi pensavo al tuo bacio, al tuo lasciarmi andare e al tuo mettermi alla prova. Credevo che un bacio non avesse molto valore, ma adesso lo spacco tra noi chiede di poter parlare. L’emozione che provavo mentre ti sfioravo i capelli compara soffocata, si mostra senza te. A metà. Non l’avrei mai detto, non era previsto ma sopratutto non mi è mai capitato di dare un bacio al volo, e poi quasi scomparire, allontanandomi da una vita così velocemente.

Qualche minuto per assaporare il cocktail di emozioni e sentimenti. Si accoglie tutto, si dà un senso che si consolida piano piano e si continua per il cammino più bello che c’è.

Quali aspettative abbiamo dalle nostre azioni e sulle conseguenze? Quanto valore diamo alle situazioni? Ho imparato che nella vita quotidiana, la spontaneità, è la caratteristica che preferisco, insieme alla sincerità, alla gioia e al mettersi in gioco con rispetto. Ho imparato che le aspettative è meglio averle sul proprio cavallo, su sé stessi e non sugli altri.

Mi fa soffrire di meno, mi fa vedere il mondo a colori e mi fa crescere meno egoista. Siamo noi che possiamo cambiare il mondo, cambiando modo di percepirlo. Senza confondere bene e male, ciò che unisce da ciò che separa.

Ero al centro di una strada, con alla mia destra un campo fiorito e alla sinistra una fabbrica dismessa, pensando che certe volte Felicità e Infelicità sono legate semplicemente dalla prospettiva con cui guardiamo le cose, dai mezzi che usiamo per raggiungerle. Era il tuo bacio a parlarmi. Ieri i fuochi di San Giovanni, domani una nuova donna.

Non vivo in funzione di te

In questo momento, vorrei essere in macchina con Bianca e Luca, come venerdì scorso vorrei le loro parole. Per una volta sarebbero orgogliosi di me, ne sono sicuro.

Due facce della stessa medaglia. Il rispetto per sé stessi e per gli altri.

Non sto male per delle colpe che non ho. Non sto male perché mi sento in torto. Ho fatto le cose bene, chiare e limpide.

Sono solo triste, per chi non ha voglia di essere trasparente. Per chi deve raggiungere fini contorti che in questo momento non vedo più importanti. Ed è questa la differenza da prima.

Lei. Le sue parole perdono significato. Sono parole che se poco tangibili e veritiere diventano acqua. Acqua piena di detriti ancora pesanti.

Voglio godermi il cinema di oggi pomeriggio, voglio sputare fuori le lacrime che non escono.

Voglio guardarmi allo specchio, sorridere, e dirmi che per la seconda volta ho avuto rispetto di me e di lei contemporaneamente. Ed è importante.

Non vivo in funzione di nessuno, perché vivo.

Sensazioni


Giornata di sole. Sento il cuore che palpita, scriverlo è quasi piacevole, eppure sensazioni che non riesco a capire si muovono distratte, tutto il dentro che non conosco vive un momento difficile più che mai. La scelta.

Non banalizzate.

La scelta di vivere la gioia appieno ed il dolore completamente non è mai abbastanza facile quando hai 20 Anni.
Non è semplice quando ti accorgi che è inutile fregare il dolore con piccoli tranelli, inganni che fai a te stesso, alla vita e agli altri.

Ho sete ancora. E allora in questo momento non voglio cambiare quello che sento, cambierà da solo con calma mentre le onde porteranno a riva solo quello che veramente servirà, come hanno sempre fatto. Davanti a me una spiaggia, ed ecco riapparire Ginosa Marina e le sue strade minuscole che portano tutte al mare, alla vita di quel piccolo paesino che profuma di pino. Essenza.

Sì, mi lascerò trasportare da me stesso, come direbbe Luca, darò tempo al tempo mentre la mia creatività e la voglia di svagarmi cresce.

La spiaggia è simbolo di tranquillità, ma nella realtà dei fatti, è un luogo affollato quasi rissoso. Le urla si quietano nel pomeriggio color arancio; nel pomeriggio fatto di Coca-Cola frizzante, qualche giornale ed una voglia di chiacchiere dolci come se fossero bugie ripiene di zucchero.

Nel nulla

Ieri sera camminavo, spaesato dentro ai miei pensieri stranamente fluidi. Camminavo da solo.

Pensandoci sù: non ero assolutamente solo, anche se attorno a me c’era il nulla color nebbia, il cellulare era scarico, non avevo Facebook ed ero in un posto mai visto prima, di quei posti che non vuoi vedere finché purtroppo non ci cadi dentro. Ero in un posto senza volerlo, limitatevi a sapere questo.

Ma avevo con me tutti i volti che in questi lunghi quattro mesi, dove ho fatto i conti con me stesso, mi hanno accompagnato; vedevo una carrellata di sorrisi, espressioni e sguardi che non dimentico, non perché più intensi, ma perché sono stati apprezzati veramente e tenuti da parte per queste situazioni, dove sapere che ti chiami Francesco per qualcuno è necessario, fondamentale e irrinunciabile. Serve a tirarti fuori dalla palude della vita, che immancabilmente ogni tanto ti fa scomparire per qualche minuto, facendoti buttare al vento quello che credevi, perdere nelle tue parole e nei tuoi piccoli ragionamenti da coglione.

Serve a ricordarti la bellezza delle tue relazioni.
Serve a ricordarti il tempo che dedichi nelle cose che vivi ogni giorno con loro.
Sia solo una bacio, una confidenza o la semplicità di una colazione.
Cose che ti rendono unico per loro e che rendono unici loro, per te.

Stranamente, quando ero nella palude ciò che credevo non è volato al vento freddo di un 5 Maggio, ma è rimasto attorno a me, distaccato per un po’ ma vicino, non sono più deluso da me. Non ho più quella insicurezza negli occhi, il vento non ha portato via quel poco di rispetto che ho per me.

Una nuova differenza si è nascosta dentro di me.
Si vive di piccoli obbiettivi, ed io li ho rispettati.
E certe volte questi obbiettivi potranno non essere rispettati, ci si potrà perdere anche nel loro senso più profondo, allora immancabilmente ci sarà il dialogo rivolto all’esterno, aperto e sincero. Ma se dall’altra parte nessuno ti ascolta, la vita va avanti lo stesso, sempre a piccoli obbiettivi. Fiduciosi di se stessi, del proprio cambiamento e alla ricerca di qualcosa che valga la pena di essere vissuta. La vita, quella vera, quella di ogni attimo in cui siamo su questa terra.

Ho passato qualche mese ad inventare la realtà. Sei chilometri nel nulla mi hanno ricordato la concretezza che mi manca, che a fatica scorgo o voglio scorgere. Le persone valgono per quello che scambiamo con loro, per la bellezza che sanno darti con uno sguardo, per quanto ti riescono a far sentire bene, anche dopo una litigata.

Passato, presente e futuro?

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro
ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare con chi vuoi

Rimmel di Francesco de Gregori

Oggi mi sono scontrato con la realtà dei fatti, che assolutamente non riesco ancora a capire pienamente, il senso che manca in una vita che vuole sicurezza, che chiede amore, presenza e affetto.

In questi giorni, Paola mi domandava se qualora lei non ci fosse più stata a fare colazione con me, io sarei riuscito a trovare una nuova persona così speciale con cui farla, ed io non avevo una buona risposta. Perché la vita è così. E’ così stronza.

Ci fa incontrare le migliori persone che poi o per un motivo o per l’altro in molte situazioni, perdiamo, lasciamo o ci abbandonano. La nostra buona mente soffre per un po’, anche per molto ma poi lo accetta e cerca qualcos’altro, vuole farci stare bene. E nel frattempo le persone diventano ricordi.

Questo poter tenere, scambiare e buttare cose, situazioni e persone ogni tanto mi fa pensare. Mi toglie la dolcezza nella vita.

Ora che l’ho scritto sembra normale. Ovvio, Succede! Alcune persone vanno e vengono o rimangono dentro di noi. Forse un passo in più scrivendo i miei pensieri l’ho fatto. Ecco! Rimangono dentro di noi

E’ la realtà dei fatti, pensare di svegliarmi ogni mattina e fare colazione con lei, che mi mette di buon umore è una cosa speciale, solo nostra, eppure so, che se lei non ci fosse più, mi dispiacerebbe ma molto presto troverei qualcos’altro da fare, qualcosa di diverso, forse di meglio ancora, forse perchè ho già fatto un esperienza molto gradevole e le esperienza sono una dietro l’altra. No? Quindi non c’è un futuro, senza un presente ed un passato.

Una nuova barriera si ammorbidisce dentro di me, ecco di nuovo l’equilibrio e l’allontanarsi delle nuvole.

Ricordi, gratutidine e piccoli pezzi di me che mi porto dietro grazie alle mie relazioni mantenute e perse. Niente pensieri sul fatto che qualcuno poterebbe rimuovermi con facilità dalla sua vita come scritto prima. Non lo posso pensare troppo, mi fa un po’ male. Trovato il nocciolo.

Sognare ad occhi aperti

Non mi ricordo nulla di questa giornata che sta passando minuto dopo minuto mentre spero che qualcosa la faccia magicamente traformare nella giornata più bella della mia vita, ma non avverrà. Non mi lamento, aspetto? Chissà perché ho questo sogno sin da piccolo, però puntualmente la realtà lo trasforma in un desiderio ambito e lontano, giustamente utopico, siamo noi a scrivere la nostra storia.

Ho voglia di sognare ad occhi aperti, solo per oggi, era da tanto che non capitava.

Vorrei ricevere un SMS e fare una pazzia, prendere un aereo e raggiungerti ovunque tu sia. Abbracciarti e ricordarmi che mi chiamo Francesco. Ecco una parte di me che stavo dimenticando.

E’ inutile girarci attorno, è inutile far finta di essere in un modo e poi essere l’opposto, questo sono io, in questo preciso momento sto sbagliando perché mi arrendo a qualche emozione, ma ne ho bisogno, oggi sono spento dentro, senza tristezza ma neanche gioia di esistere, sicuramente stanco e dovrei dormire, ma mia madre mi darebbe del fallito, un po’ come al solito.

Dovrei uscire ma poi per parlare di cosa?

Ritornando sul dolore

Ho così tanta paura di affrontare le cose difficili e del dolore?

Come si fa a capire quando finisce il dolore per la crescita  e inizia il dolore della pena?

Carrie, in Sex and the city, episodio 12 stagione 2

Affondare

Una cosa ho imparato leggendo Caos Calmo, chi sta affondando e non vuole salvarsi, vuole che affondi anche tu con lui o lei se provi a salvarla.

affondare

Probabilmente io sarei un tipo che non vorrebbe affondare da solo.

Però ho capito quanto sia importante non essere portati a fondo dagli altri, un conto è star in pena per i loro problemi un altro conto è prendersene carico e cercare di aiutare chi non si vuole salvare, o chi non si riesce, perchè anche mettendocela tutta non sempre siamo in grado aiutare e forse si possiamo creare anche danni.

Tuffo all’indietro

La potenza di un libro, di un pensiero, di un immagine o di un semplice gesto hanno la potenza di mille ore di riflessione, hanno la forza di scaraventarti in un mondo parallelo, nel mondo che non si vedeva, ma perché fa sempre male? In alcuni casi è doloroso il viaggio in altri sono sconvolgenti e angosciose le cose nuove scoperte. E poi perché c’è la gente che cerca di interpretarti, di leggerti dentro, di leggere il tuo blog e vedere quello che non c’è?

Oggi dopo un giro di corsa (ormai ordinaria per rassodarmi i glutei 😀 ) completo di Piazza D’Armi, famoso parco di Torino, mi sono trovato sdraiato di fronte ad un albero spoglio, e adesso sento le lacrime che vogliono uscire, ma non posso, mamma e papà hanno preparato il pesce, mi hanno sempre preso in giro per le lacrime facili e oggi non ho di certo voglia di altre discussioni. Un giorno me ne pentirò.

Perché non riesco a far uscire queste lacrime? Ormai da giorni sempre pianti piantati a metà, non riesco a liberarmi del peso, del peso che sento stra bordare dal mio corpo. Mi sono allenato ad essere forte, a fregare il dolore, e questa è la conseguenza: non riuscire a svuotare nel modo più naturale un peso, il proprio peso, quello che nessuno cancella, il peso umano o almeno il peso di un 17enne. Ma forse non piango perchè non è obbligatorio piangere? Eppure sento i miei occhi smepre umidi, la voglia di svuotare tutto, di star sereno e coccolato, anche tra le mie lacrime salate.

Vorrei trovare un gancio in mezzo al cielo che mi aiuti. Ma non importa, il problema è un altro, il problema è il rapporto tra passato e presente che ora mi schiaccia, che ora è tornato a riscuotere il suo bottino arretrato.

Il tempo oggi mi è sfuggito, non mi sono sentito solo neanche per un momento, mi sono sentito solamente piccolo con tante paure, ma non ho avuto timore delle mie scelte. E il passato tornava, una risposta che aspettavo affiorava. Ora ce l’ho ed ho risolto il puzzle di questi giorni.

E quel cazzo di libro non dovrei più leggerlo, quel cazzo di libro che è la mia droga, quel cazzo di libro che riassume le mie risposte e che inconsciamente sapevo prendono forma. Come fa un libro a spiegarti il tuo passato? Come fa un libro a dirti cosa succederà e comunque come fanno le coincidenze di questa vita a far accadere quello che serve per darmi una risposta che mi mancava, una riposta che mi ha perseguitato silenziosamente, lentamente ma sempre presente.

Perché non ho sofferto quando i miei nonni sono morti? O meglio perché non ho sofferto come avrei voluto? Insomma io ci tenevo a loro 2, non tanto, non molto, non moltissimo, infinitamente, ogni loro gesto aveva un peso enorme, mi dava sempre un sorriso, una volta mi ricordo che mia nonna non si voleva fermare da noi il pomeriggio e io ci stetti malissimo e poi? Dopo il funerale, dopo quelle parole che fecere commuovere tutti, io continuai la mia vita, non provavo tristezza, solo ogni tanto il pensiero tornava. Boh, bisogna dire che le situazioni erano favorevoli, ma io me lo sono sempre chiesto. Perchè? Perchè della famiglia relativamente me ne sbattevo, il problema è che quando cresci le cose cambiano, e quando a pasqua invece di 200 persone ti ritrovi con 7 persone e al posto di star 6-7 ore ne stai 2 scarse attorno, stai male e nessuno ti può’ capire, sono quelle piccole cose che nessuno può leggerti.

Chiara devi vincere

Chiara devi vincere

Pure mia cugina mi chiama solo per sapere informazioni sul suo Macintosh 😦 , prima ti sfottono poi se lo comprono e infine devi stare ore e ore ad offrire consulenza. Faccio solo errori. Solo una cosa non sopporto quelle domande odiose che ti pongono prima di chiederti il classico favore. Come stai Monte? Tutto bene Monte? Fatto qualcosa di bello Monte? e poi subito, appena ti interessi veramente a loro, perché non sei falso quanto loro: Senti come si fa ad usare questo, quello, codesto? Bello sto Mac avevi ragione, ma questo si puo fare?

Chiara ho fuso, fuori e dentro ma
non sono piu’ confuso

La verità è una sola ODIO la comunicazione via Internet perchè mi ferisce di più di quella normale e odio le persone che dicono che io non vivo senza, le odio perchè le loro parole mi distruggono, mi fanno sentire sminuito, forse perchè a quelle persone ci tengo e allora tengo anche alle loro parole. Le parole, solo veloci complessi processi mentali che possono modificare l’umore di una giornata. E’ un reato tanto grave tenere alle parole di certe persone?

Chiara adesso lo sa,
e si attacca alla bocca, alla bocca che ha

Cavoli, queste vacanze di Pasqua dovevano andare di un bene che neanche vi immaginereste, invece è venerdì’ santo anzi è sabato mattina e io voglio piangere, è l’unico modo che ho per sfogarmi, ma voglio anche scrivere, sento la necessità di fare qualcosa da rileggere, qualcosa che mi piaccia.

In questi giorni ascolto sempre le stesse 5 canzoni, sono stato meno ipocrita e ho seguito per la prima volta la via crucis trovandola molto interessante, l’ho seguita veramente, concentrato e col vento freddo che mi dava un aria importante, di un tipo che non si arrenda ma volevo piangere e non ci sono riuscito, volevo dividere il mio dolore con chi ne ha provato di più, ma non ci sono riuscito e dopo altri pugni nello stomaco, generato dall’interesse menefreghista ho voluto fumare, ma non ho fumato, non ho voluto buttare altre parole cattive su di me dalle così tante belle persone che mi circondono, non ho voluto provare altro dolore.

Sono fragile, sono una foglia al vento che vola ormai ad ogni minimo soffio, vola e schianta su alberi che la trafigono. Voglio vedere un film di Stefano Accorsi, voglio sentirmi due parole dolci, voglio sentire un po’ di bene. Meno pretendi è più sei felice, la suora ha ragione, ma lei è finita a farsi il culo per un prete che fa le cose puittosto male ed io non voglio finire così, non voglio restare in una rete che non mi piace.

Vorrei una lettera, vorrei un pensiero, un gesto, una minima cosa, un come stai vero. Ne ho bisogno. Ma a qualcuno interessa come sto? Boh, forse solo a me interessa degli altri. E poi perchè lo sto scrivendo su questo blog? Uffi, lo so il motivo, quindi un doppio Uffi. Ma è possibile che a 17 anni uno debba provare così tanta sofferenza? Mi dicono tutti “io alla tua età…” Ma vaffanculo, io questa età non la capisco. Avanti, retromarcia, Avanti.

Voglio piangere, ma non sto male superficialmente, però ho bisogno di sfogarmi, è il pianto mi protegge, asciugandomi le lacrime mi sentirò coccolato, voluto bene da me.

La canzone è Chiara dei Rats, carica di energia pura