Tra un viaggio e l’altro

Mi piace guardare gli altri in treno. Seduto in disparte muovo la testa tra il finestrino ed un’ altra vita. Un viso pieno di sogni e forse troppo rossetto, racconta alle amiche le ultime avventure, ed io penso che se solo ascoltassero i miei pensieri, potrei tenere un spettacolo di due ore. Le mie avventure sono all’ordine del minuto, quasi del secondo, ma sono nascoste nel silenzio e in un sorriso che si apre alle luci dopo la galleria, a quello strano effetto sfumato, forse un po’ da film, tanto ricercato nella quotidianità.

La vita è un po’ così, è capire che un senso tante cose non ce l’hanno; che tutto non è prevedibile ma sopratutto, per i più avventurosi, che alcune volte, prima di partire per un nuovo viaggio, alla ricerca di un nuovo senso, bisogna fermarsi, farsi penetrare da quella sensazione di calma, forse apparente ma gratificante. Ribellarsi, alzare la testa serve a poco contro se’ stessi, contro le proprio idee che spesso diventano qualcosa di più della propria volontà e dei propri desideri originari.

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Il giudizio

Non penso siano solamente le nostre scelte, le nostre parole o i nostri atteggiamenti a dire ad altri chi siamo. Danno solo un’idea di noi, intrappolata dai pregiudizi, dalle opinioni e da tutte le barriere che creiamo con le nostre esperienze, positive e negative che siano. L’involucro ideale di come il mondo ci vede, sono i sentimenti e le emozioni  o i diversi tipi di rapporto che si instaurano.

Ci giudichiamo a vicenda, cataloghiamo e organizziamo pensieri e azioni. E’ nella natura umana, ma quante volte non siamo stati obbiettivi? Perché? Ogni ambiente ha le sue regole, i suoi usi e costumi ma le variabili sono troppe per far di una persona solamente una etichetta. Bisognerebbe iniziare a parlare di comportamenti in X,Y,Z occasioni e non attribuire epiteti o aggettivi senza aver approfondito in modo serio le questioni aperte.

Sta a noi scegliere chi avere vicino, ma non per questo siamo liberi di giudicare e divulgare le nostre paranoie sugli altri, solo per difendere la nostra immagine contrapposta ad altre, che ci mettono in difficoltà.

Blocchiamo a noi stessi, la fiducia nel cambiamento degli altri, ma come feedback, anche quella in noi. Amo l’elasticità perché ho fiducia nel futuro.

Sento sempre qualcuno che minaccia altri dicendogli che non possono essere nient’altro che i loro atteggiamenti. Ma gli anni passano e le persone cambiano. Diamo la possibilità di cambiare agli altri vicino a noi e di vederne il cambiamento?

Francesco è Francesco. Francesco lo scopri giorno dopo giorno, hai delle aspettative da Francesco che esaudirà o forse no, lo apprezzi per qualcosa, lo eviti per altro. Ci ridi o meno, ci giochi o ci litighi ma lui rimane Francesco, che si distingue da quello che fa. Perché? Perchè ogni giorno è un un pezzo di strada, è un evolversi continuamente verso nuovi orizzonti.

Conosciamo persone nei momenti di sole e nei momenti bui, con quanta facilità la nostra opinione varia? Ci ricordiamo tutto quello che abbiamo vissuto o escludiamo pezzi importanti per giustificare i nostri pensieri? Quanto siamo disposti a capire gli altri e andare a fondo alle situazioni che ci colpiscono, nel bene e nel male?

Empowerment

Le mie idee si sono sempre più avvicinate a concetti simili all’Empowerment. Senza conoscerlo, più volte ho parlato dei suoi punti, riassunti in questo articolo. Il concetto di Empowerment fa riferimento all’accrescimento spirituale, politico, sociale o della forza economica di un individuo o una comunità. Spesso tale concetto fa riferimento allo sviluppo della fiducia nelle proprie capacità.
L’Empowerment viene usato come tecnica nelle azienda da Coach e gruppi di lavoro.

L’Health Evidence Network (Ufficio Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) lo definisce come: processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità acquisiscono competenza sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita.

Questa definizione è quella che mi piace di più, che unisce le mie idee ai miei obbiettivi, che aiuta gli altri. Che fa sì che la nostra vita, i nostri doni e le nostre competenze siano utili per qualcosa di più grande e siano noti a noi. La sigla dell’estate ragazzi canta che siamo noi i primi a cambiare il mondo, che il bene va fatto bene e che è inutile aspettare. Anche il vangelo lo dice. E allora godetevi l‘Empowerment, che ne sono certo, se usato quotidianamente vi restituirà molte gratificazioni.

Attribuzione al sé di risultati ed effetti del proprio agire (“internal locus of control”): tendenza ad interpretare i risultati e gli effetti delle proprie azioni come determinati più dai propri comportamenti messi in atto che non da forze esterne indipendenti dal soggetto (per esempio azioni di altri non influenzabili, il sistema, la fortuna o il fato…; in questo caso, all’inverso, la tendenza sarebbe quella allo “external” locus of control ovvero della attribuzione a cause esterne dei risultati e degli effetti de proprio agire)

Percezione di autoefficacia (“perceived self-efficacy”): tendenza a percepire sé come persona capace di scegliere e mettere in atto, a fronte di una certa situazione, i comportamenti più adeguati, tra quelli di cui si è capaci, (per risolvere problemi, per conseguire obiettivi, per realizzare bisogni e desideri, per affrontare situazioni particolari).

Percezione di competenza: tendenza a valutare positivamente le proprie capacità e skills (rilevanti rispetto ad un’area specifica di attività e di compito).

Tendenza motivazionale all’azione ed alla gestione: tendenza a sentire volontà e desiderio di partecipare all’azione e tendenza a desiderare di avere padronanza e controllo sui fattori in gioco.

Tendenza alla speranza (hopefulness): tendenza a ritenere che variabili, fenomeni, eventi sono gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esisti sperati come migliori (contrario della non-speranza, hopelessness, tendenza a ritenere che fattori e fenomeni non siano controllabili-gestibili né quindi indirizzabili verso ciò che è sperabile).

Ideologia dell’influenza, del potere, della responsabilità, del cambiamento possibile: tendenze a pensare-sentire che le persone in generale (e non solo il soggetto in particolare) possono influenzare gli avvenimenti sociali e che hanno potere intrinseco e capacità in sé stesse; che i sistemi sociali tendono a rispondere agli sforzi di cambiamento; che ciascuno dovrebbe partecipare anche come senso di responsabilità verso sé stesso e gli altri.

Quando siamo noi i padroni delle nostre azioni perché dovremmo essere tristi? Quando gli altri non hanno potere sul nostro umore perché soffrire? Quando consapevoli delle speranza, della fiducia possiamo cambiare noi e l’ambiente in cui stiamo, perché deprimerci?

Pensieri condizionati

Quando vogliamo qualche cosa, spesso la paura di non poterla avere riesce ad avere uno spazio così grande tra i nostri pensieri, da condizionarli. L’ energie che servono per conquistare o attirare a noi situazioni o persone, si perdono nel contenere stupide immagini di fallimento e di prospettive negative. Vaghiamo nell’incertezza e speriamo che il nostro obbiettivo non sia come noi, non riuscendo a capire che siamo noi a guidare, anzi a vivere, la nostra vita. Siamo distratti, non ci accontentiamo e spesso non riusciamo neanche a godere di quello che incontriamo per caso, mentre non abbiamo avuto ciò che volevamo. Spesso siamo egoisti al cubo.

Punti fermi?

Gli amici ti deludono, la gente normale no.

Non butto via le mie amicizie per il mio star male, per la mia delusione. Ma se dai rapporti pian piano togliamo tutte le aspettative perchè mancate, distrutte e logorate, cosa ci resta? Non mi sento di eliminare la fiducia come punto ferma dall’amicizia, non questa volta che la sento importante, che la sento tradita. Nel corso di questi anni ho rinunciato ad aspettarmi un sacco di cose: l’aiuto nel momento del bisogno, il dialogo, l’altruismo e avere qualcuno dei momenti bui. Mi hanno fatto sempre credere che non bisogna avere aspettative dai rapporti che si vivono, mi hanno fatto credere qualcosa che non riesco a condividere pienamente e penso che anche oggettivamente sia una un pensiero fittizio.

cosa vuoi che sia, passa tutto quanto
solo un po’ di tempo e ci riderai su
cosa vuoi che sia, ci sei solo dentro
pagati il tuo conto e pensaci tu
(Cosa vuoi che sia di Ligabue)

Non sapendo dove stavo andando, non ho saputo scegliere, e adesso i miei pensieri ne chiedono il conto. Ho lasciato guidare gli altri perché credevo giusto un ambiente, delle persone, dei valori che hanno dimostrato di essere l’opposto di quello a cui adesso credo io. Ci contavo, ci speravo in quelle persone, che ancora oggi avrebbero mille parole per difendere la loro giustizia ipocrita. Ho tenuto ferme: la fiducia, la sincerità, la spontaneità e la voglia di star insieme. E forse va bene così, forse la confusione ora è ancora troppa, mentre attorno a me il silenzio fa rumore, ma le scuse non si sentono neanche dopo discorsi chiari e concisi. Ed è questo il nocciolo, a cosa serve perdonare qualcuno che non senti più vicino? A cosa serve non fare lo stronzo, parlare chiaro, perdonare quando dall’altra parte non si sente più il tocco delle proprie parole?

Ecco cosa vuol dire togliere troppe aspettative da un rapporto qualsiasi. Significa allontanarsene, perderlo, non sentire più quel ponte che collega due isole. Significa sostituire quel sentimento, quella emozione con una etichetta. A 20 Anni, voglio vivere, correre, gioire e non dare etichette o fare cose in nome di esse, perdendo i miei punti fermi, scambiandoli con quelli degli altri. Scusate ma ho già visto questo film.

Il valore degli attimi

A Michele

E allora è chiaro che due sono amici veri fino a quando non se ne rendono conto
quando cominciano a pretendere il “rispetto reciproco” stanno toccando il fondo
e allora parlami di cose che non mi hai detto mai e dimmi veramente chi sei
ti riconoscerò se ti conoscerò e tu mi riconoscerai se mi conoscerai


E’ stata una settimana ricca di momenti preziosi, sguardi coinvolgenti e attimi fuggiti.

Un aperitivo inaspettato, le battute con gli amici, una chiacchierata aperta e profonda con una persona speciale, sono cose classiche per me, eppure, in questa settimana sono state manna caduta dal cielo. Questa settimana sono stato da solo a casa, andavo a letto da solo e mi alzavo da solo, ho dato quindi valore agli altri e al tempo che avevo da condividere con loro.

Venerdì il cielo era così chiaro che l’azzurro intenso colorava di mare la parte migliore di me. Venerdì sera è da ricordare, ecco una cena in cui il tempo scorre ma le parole non passano, mi ricordo ancora un amico raccontare se stesso, vedo davanti a me le sue labbra muoversi a ritmo di pensieri nascosti ma fluidi ed io che nella pacatezza assoluta lo ascoltavo, senza interromperlo, senza arrogarmi il diritto di dare un consiglio. Una cosa spesso difficile per me che parlo molto.
Dopo la cena: il giardino, un libro di Fabio Volo e un bicchiere di Barolo sono stati ottimi compagni per godermi la calma delle ultime ore di un giorno sorridente che stava morendo, per dar spazio ad un nuovo sole e ad una nuova speranza. La speranza di essere migliori.
Il giorno dopo ho litigato con lo stesso amico e oggi sono andato a mangiare a casa sua, come sempre.

Attimi, veloci, uno dietro all’altro.

Ho pensato allora che la notte non solo portasse consiglio, ma desse tempo di essere nuovi, di coltivare quella speranza.
Quando litighiamo con un caro amico, il nostro obbiettivo è sempre quello di coltivare la nostra relazione con lui, o di imporre le nostre idee? E allora perché spesso facciamo di tutto per allontanarci, per metterci alla prova? Le parole se le porta via il vento e forse anche le persone, teniamocele strette nella libertà quando ne vale la pena, quando, se siamo amici, basta poco.

Non viviamo in funzione degli altri ma non abbiamo sempre ragione noi. Con poco si riesce ad incontrarsi e a parlarsi. Anche solo con un pranzo, se il nostro obbiettivo è l’amicizia.

Ascoltati

A Paola

Ho visto un posto che mi piace, si chiama Mondo
Ci cammino, lo respiro, la mia vita è sempre intorno
più la guardo, più la canto, più la incontro
più lei mi spinge a camminare come un gatto vagabondo
Ma questo è il posto che mi piace si chiama Mondo

Confondiamo le sensazioni in mezzo a ragionamenti logici, spesso ci dimentichiamo di vivere perché più faticoso di fantasticare, di realizzare ciò che vogliamo veramente. Le idee più profonde e la nostra parte più intima ci sfuggono assieme al tempo, alle persone e alle emozioni. Eppure la fame non si placa.

Può capitare di non aver tempo o voglia di ascoltarci e non pensandoci continuiamo il nostro viaggio verso una meta che non ci piace. Prendendo strade buie e faticose che non portano a nulla; poi ecco spuntare una crisi, ecco bestemmiare contro il mondo.

Ed è qui, che ognuno di noi può giocare la sua partita, il grande gioco con la vita e con la consapevolezza.

Quando capiamo che qualcosa non va, quando le nostre percezioni non sono più congrue con noi e le sensazioni di smarrimento, vuoto, insicurezza ci pervadono, come combattiamo?

Spesso qualche artista paragona la vita ad un film, condivido appieno e aggiungo che la vita è il nostro film. Lo giriamo noi con i nostri desideri, sogni e aspirazioni che si realizzano poco per volta. Non quelli banali ma quelli intimi, quelli che ci uniscono e non che separano. Li sapreste riconoscere?

Ecco l’importanza di guardarci dentro e di trovarci un po’ di tempo.

Essere ascoltato

Quasi tutte le  mattine arrivando al bar, incontro una mia professoressa che con un bel sorriso legge il solito quotidiana e ogni tanto commenta ad alta voce alcuni articoli, oggi il giornale non c’era e la vedevo appoggiata sul tavolino in attesa di trovare un modo furbo per passare il tempo. Mi sono messo a chiacchierare un po’ come al solito ma avevo un desiderio profondo, quello di essere ascoltato e anche un po’ invogliato a riflettere, insomma incentivato. Non è facile per uno che solitamente ascolta, essere ascoltato.

La mattina è decollata, tenuta in volo come sempre da Bianca, con cui è sempre piacevole passare del tempo e camminare comprando cd, libri e mangiando qualcosa. Amo questo genere di cose.

L’amicizia come ogni relazione ha uno scambio, qualcosa che si riceve e qualcosa che si da, in questo momento in tutte le relazioni che sto instaurando o mantenendo mi sento in un perfetto equilibrio, non sento il peso di dover far qualcosa o la necessità di ricevere qualche attenzione particolare, come in certi momenti poteva accadere. Sto bene, faccio quello che mi sento di fare e questo non mi da alcuna aspettativa, una cosa piacevola non ha bisogno di una gratificazione aggiuntiva. Giusto?

E’ la prova che cercare di eliminare il più possibile l’ambiguità e la paura è servito. Sto vivendo al pieno quello che capita, con un occhio attento a quello che cerco e sono veramente. Poi di problemi ce ne saranno sempre, un po’ come i periodi meno positivi.

Per adesso mi godo questo pomeriggio.

Buona notte

Mi ricordo di quando davo importanza alla presenza delle persone e non al valore che davo loro e che loro riponevano nei miei confronti, gli anni passano e le situazione mi hanno insegnato a custodire i loro gesti nel mio cuore.

Ora chiudi gli occhi amore mio, che non ci sei, che ancora non esisti.
chiudi gli occhi e abbracciami perché ho bisogno di condividere
quello che penso e che faccio,
ho bisogno di te.

Piccolo ragionamento sul futuro

lampadacasamonte

Inizio di giornata movimentato, stranamente questi due giorni sono caratterizato da un buon rapporto con tutti i compagni di classe, stranissimo! Anzi a dir la verità sto conoscendo molti aspetti che mi mancavano 🙂 Ho scoperto la vera differenza tra una scuola statale e una privata o almeno la mia ex-scuola.

Con 2 amici stiamo inseguendo un sogno impossibile, ma che come diciamo ci toglierà un po’ di pensieri inutili, perché cari amici siamo tutti sulla stessa barca, chi un po’ più esposto chi meno.

Anche ieri nonostante fosse una giornata NO, mi sono goduto la compagnia dei mie compari, che sono molto buoni, su questo non c’è dubbio. Tanta arroganza da parte di noi bocciati è svanita…saranno state le vacanze di natale? Saranno cresciuti anche loro?

Oggi siamo andati a mangiare da Burger King…e forse in settimana si organizza qualcosa.

Cosa c’è dietro questo articolo?
Di certo, il blog rimarrà come è (si si noioso), cioè non vi racconterò le cose che faccio come facevo una volta, ma io ho sempre sofferto il fatto di non avere amici veri nella varie classi che ho frequentato, cioè ho sempre conosciuto un sacco di gente, ma rimanevano solo compagni di classe, tranne qualche rara eccezione (ma GiacomaZz e Ratto sono due miti).
E forse un po’ me lo sono cercato io, partendo dal presupposto che non la loro amicizia sarebbe svanita dopo la quinta…E proprio grazie a questa sega mentale che uno non riesce a fare niente. Cioè se penso sempre al futuro, non vivo. Ora ho fiducia o comunque penso a vivere al meglio il presente con un occhio al passato e al futuro.

Tempo al tempo

tempo

Io ero al punto 0 ma volevo moltiplicare quel valore per 10 e passare al punto 10.

Metà anno è passato lento perché io volevo le cose pronte e subito, senza aspettare il tempo materiale 🙂
Ho aumentato il mio egoismo interiore e spesso esteriore del 100%, forse perché quello che volevo era troppo bello e lo volevo rubare, onestamente non lo so. So solo che non aspettando, volevo determinate cose o atteggiamenti subito e mi sono accorto anche che: Io non facevo certe cose e credevo che gli altri non le facessero e ci stavo male (solo che loro erano nel giusto, le avrebbero fatte più avanti, quando il tempo avrebbe dato i suoi frutti)

La cosa strana e per cui devo veramente ringraziare è: che tutte le cose che pretendevo alla fine si sono avverate…per vivere tranquillo sarebbe bastato aspettare con calma. Fare le cose per il piacere di farle e non pretendendo niente, infatti se avessi fatto cosi di certo non sarei arrivato al punto di dire che solo io facevo qualcosa per far si che determinate situazioni si risolvessero o comunque montarmi la testa.

Cosa che leggo spesso su molti altri blog e che non ho mai sopportato, è proprio vero, ci si rispecchia sempre negli altri.

Questo ragionamento accompagnato da dolore e felicità per aver capito, è un po’ la parte finale del discorso iniziato ad ottobre dove sostenevo che però io non dovevo fare più determinate cose che gli altri non facevano verso di me , quella affermazione non mi quadrava tanto, infatti non l’ho seguita ma l’ho semplicemente cambiata in: “se ti piace fare una bella cosa, falla, ma non aspettarti nulla, tu l’hai fatta perchè la ritenevi giusta, non per un applauso”.

Una nuova domenica

Non pretendere niente dagli altri, mi sta facendo vivere le cose più semplici, i piccoli gesti in un modo nuovo. E anche capire che alla fine s euno si comporta in un modo decente, il “bene” ritorna sempre indietro…quando meno te l’aspetti e questo da armonia, almeno a me.
E proprio quando le cose succedono ti ricordi che hai sempre qualcuno vicino, senza andare in paranoie continue e ti da forza per non fartele venire quando el cose vanno meno bene.

Questo mi ha portato a non fare cose esagerate per attirare l’attenzione degli altri e fare le cose per bene…per “cose”, intendo tutto, insomma vivermi la mia vita.. Oggi mi voglio proprio bene, oggi ho vissuto una bella giornata.

Certezze

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E se avessi solo bisogno di certezze?

Amicizie confermate (quelle che ancora mi mancano e a cui io tengo)
Una ragazza che mi voglia bene veramente e che tenga a me?

Mentre scrivo penso che non bisogna avere certezze, perchè quando queste si rompono che succede?
E forse per il fatto degli amici, dovrei un po’ sbattermene, pretendo troppo…dovrei riuscire ad occupare il tempo col gruppo che ci siamo creati da un anno a questa parte e per gli altri…se le cose devono accadere, accadranno (ma non è il mio carattere)