Punti fermi?

Gli amici ti deludono, la gente normale no.

Non butto via le mie amicizie per il mio star male, per la mia delusione. Ma se dai rapporti pian piano togliamo tutte le aspettative perchè mancate, distrutte e logorate, cosa ci resta? Non mi sento di eliminare la fiducia come punto ferma dall’amicizia, non questa volta che la sento importante, che la sento tradita. Nel corso di questi anni ho rinunciato ad aspettarmi un sacco di cose: l’aiuto nel momento del bisogno, il dialogo, l’altruismo e avere qualcuno dei momenti bui. Mi hanno fatto sempre credere che non bisogna avere aspettative dai rapporti che si vivono, mi hanno fatto credere qualcosa che non riesco a condividere pienamente e penso che anche oggettivamente sia una un pensiero fittizio.

cosa vuoi che sia, passa tutto quanto
solo un po’ di tempo e ci riderai su
cosa vuoi che sia, ci sei solo dentro
pagati il tuo conto e pensaci tu
(Cosa vuoi che sia di Ligabue)

Non sapendo dove stavo andando, non ho saputo scegliere, e adesso i miei pensieri ne chiedono il conto. Ho lasciato guidare gli altri perché credevo giusto un ambiente, delle persone, dei valori che hanno dimostrato di essere l’opposto di quello a cui adesso credo io. Ci contavo, ci speravo in quelle persone, che ancora oggi avrebbero mille parole per difendere la loro giustizia ipocrita. Ho tenuto ferme: la fiducia, la sincerità, la spontaneità e la voglia di star insieme. E forse va bene così, forse la confusione ora è ancora troppa, mentre attorno a me il silenzio fa rumore, ma le scuse non si sentono neanche dopo discorsi chiari e concisi. Ed è questo il nocciolo, a cosa serve perdonare qualcuno che non senti più vicino? A cosa serve non fare lo stronzo, parlare chiaro, perdonare quando dall’altra parte non si sente più il tocco delle proprie parole?

Ecco cosa vuol dire togliere troppe aspettative da un rapporto qualsiasi. Significa allontanarsene, perderlo, non sentire più quel ponte che collega due isole. Significa sostituire quel sentimento, quella emozione con una etichetta. A 20 Anni, voglio vivere, correre, gioire e non dare etichette o fare cose in nome di esse, perdendo i miei punti fermi, scambiandoli con quelli degli altri. Scusate ma ho già visto questo film.

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Passato, presente e futuro?

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro
ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo
li puoi nascondere o giocare con chi vuoi

Rimmel di Francesco de Gregori

Oggi mi sono scontrato con la realtà dei fatti, che assolutamente non riesco ancora a capire pienamente, il senso che manca in una vita che vuole sicurezza, che chiede amore, presenza e affetto.

In questi giorni, Paola mi domandava se qualora lei non ci fosse più stata a fare colazione con me, io sarei riuscito a trovare una nuova persona così speciale con cui farla, ed io non avevo una buona risposta. Perché la vita è così. E’ così stronza.

Ci fa incontrare le migliori persone che poi o per un motivo o per l’altro in molte situazioni, perdiamo, lasciamo o ci abbandonano. La nostra buona mente soffre per un po’, anche per molto ma poi lo accetta e cerca qualcos’altro, vuole farci stare bene. E nel frattempo le persone diventano ricordi.

Questo poter tenere, scambiare e buttare cose, situazioni e persone ogni tanto mi fa pensare. Mi toglie la dolcezza nella vita.

Ora che l’ho scritto sembra normale. Ovvio, Succede! Alcune persone vanno e vengono o rimangono dentro di noi. Forse un passo in più scrivendo i miei pensieri l’ho fatto. Ecco! Rimangono dentro di noi

E’ la realtà dei fatti, pensare di svegliarmi ogni mattina e fare colazione con lei, che mi mette di buon umore è una cosa speciale, solo nostra, eppure so, che se lei non ci fosse più, mi dispiacerebbe ma molto presto troverei qualcos’altro da fare, qualcosa di diverso, forse di meglio ancora, forse perchè ho già fatto un esperienza molto gradevole e le esperienza sono una dietro l’altra. No? Quindi non c’è un futuro, senza un presente ed un passato.

Una nuova barriera si ammorbidisce dentro di me, ecco di nuovo l’equilibrio e l’allontanarsi delle nuvole.

Ricordi, gratutidine e piccoli pezzi di me che mi porto dietro grazie alle mie relazioni mantenute e perse. Niente pensieri sul fatto che qualcuno poterebbe rimuovermi con facilità dalla sua vita come scritto prima. Non lo posso pensare troppo, mi fa un po’ male. Trovato il nocciolo.

E i mesi passano

Ed io sto riscrivendo una cosa, usando solo le mie dita e non più il cuore e la mente, e la cosa mi fa bene.

preso dal Blog di Federica

E piano piano i pensieri passano, non fanno più male, accettano la vita, condividono le scelte e le fanno diventare realtà. Non è assolutamente facile, il dolore non si frega.

Quando non vuoi tornare indietro ed andare avanti è difficile, solo il tempo può aiutare, solo gli insegnamenti possono aumentare la volontà di stare bene senza persone, cose e situazioni specifiche. Solo il bello della vita può far voltare pagina in un libro pesante, dove ogni riga è un ricorda che viene riletto cento volte e capito poco. Poco alla volta.

Eppure come scrive Fede, sto scrivendo usando solo le dita e non il cuore e la mente. Sto scrivendo il finale.

E i mesi passano.

Ambiguo?

L’ultimo articolo, risale al 28 Ottobre,
le cose sono radicalmente cambiate oppure cambiate per non farle cambiare.
Con la ex-ragazza abbiamo continuato a vederci per Natale e Capodanno ma a causa di una lite silenziosa, ci siamo dati un Arrivederci euforico, trasformato giustamente da lei in un Addio definitivo l’altro giorno. lei è stata decisa, io meno, ha fatto bene.

Per quanto riguarda l’amicizia, invece si è modellato tutto, rileggendo le parole scritte ad Ottobre, non mi riconosco nemmeno, eppure sono Io, sensibile, emotivo, stupidotto, e che ha la necessità di sentirsi bene e di sfogarsi quando serve. Amo il nostro gruppo di amici, stimo ogni singolo elemento e voglio crescere insieme a loro. Poi di problemi ce ne saranno sempre…

Una frase mi ha molto colpito in questo periodo: 0 Ambiguità.
Ho capito che un mio grande difetto sta’ nell’ambiguità nelle relazioni, per paura di perderle, questo non mi permetteva e spesso permette di essere me stesso, di dire quello che preferisco e di andarmene laddove serva, è un discorso lungo che affronterò piano, piano perchè
in questo periodo ho proprio necessità di scrivere sul mio Blog, che tuttora fa molte visite e faccio che ringraziare tutti coloro che mandano e-mail e commenti.

E nei giorni di pioggia, che il mondo si rimpicciolisce, che la mia idea di libertà si limita al punto tale da sentirmi un piccolo scarabocchio in un cerchio colorato di nero che cerca di andare oltre.
Alzondomi dal letto ho pensato quanto, in questi giorni, la mattina sia un momento ricco di ombre, paura e una tristezza per qualcosa di metabolizzato male dentro di me. E tu non ci sei più, mi manca la tua gelosia o forse solo le parole dette, i luoghi visti e le abitudini perse… è normale, anche se è già passato un mese.

E’ difficile darsi delle colpe, quando a lasciarti sono stato io, è difficile dire “io non c’ero” quando a lasciare la tua morbosità sono stato io, eppure so con certezza che non mi alzavo felice pensando a te. La mia grande colpa è avertelo detto male, non averne parlato e aver continuato così la mia strada, pur di aggrapparmi a te, che non che e che eri diversa o almeno credevo…

Non voglio dimenticati in fretta, sono libero da una storia che è finita male ma contento di quello che ho fatto e visto, forse sono stato ambiguo anche con te, non lo so, ma tanto il risultato è quello giusto, ora si può ricominciare, ricominciare liberi per noi stessi. Per star bene. Per amare.

Queste mattine mi stavo alzando con l’idea di aspettare qualcosa, ma per chi aspetta, le giornate sono lunghe, eterne e piene di niente. Eppure la settimana scorsa le giornate erano fantasia, colore e magia. E poi la voglia di rivederti è stata troppa ed ecco spuntare i miei pensieri ed ecco che grazie alla tua decisione hai tirato fuori un problema.. la mia ambiguità! Abitudine?

Tuffo all’indietro

La potenza di un libro, di un pensiero, di un immagine o di un semplice gesto hanno la potenza di mille ore di riflessione, hanno la forza di scaraventarti in un mondo parallelo, nel mondo che non si vedeva, ma perché fa sempre male? In alcuni casi è doloroso il viaggio in altri sono sconvolgenti e angosciose le cose nuove scoperte. E poi perché c’è la gente che cerca di interpretarti, di leggerti dentro, di leggere il tuo blog e vedere quello che non c’è?

Oggi dopo un giro di corsa (ormai ordinaria per rassodarmi i glutei 😀 ) completo di Piazza D’Armi, famoso parco di Torino, mi sono trovato sdraiato di fronte ad un albero spoglio, e adesso sento le lacrime che vogliono uscire, ma non posso, mamma e papà hanno preparato il pesce, mi hanno sempre preso in giro per le lacrime facili e oggi non ho di certo voglia di altre discussioni. Un giorno me ne pentirò.

Perché non riesco a far uscire queste lacrime? Ormai da giorni sempre pianti piantati a metà, non riesco a liberarmi del peso, del peso che sento stra bordare dal mio corpo. Mi sono allenato ad essere forte, a fregare il dolore, e questa è la conseguenza: non riuscire a svuotare nel modo più naturale un peso, il proprio peso, quello che nessuno cancella, il peso umano o almeno il peso di un 17enne. Ma forse non piango perchè non è obbligatorio piangere? Eppure sento i miei occhi smepre umidi, la voglia di svuotare tutto, di star sereno e coccolato, anche tra le mie lacrime salate.

Vorrei trovare un gancio in mezzo al cielo che mi aiuti. Ma non importa, il problema è un altro, il problema è il rapporto tra passato e presente che ora mi schiaccia, che ora è tornato a riscuotere il suo bottino arretrato.

Il tempo oggi mi è sfuggito, non mi sono sentito solo neanche per un momento, mi sono sentito solamente piccolo con tante paure, ma non ho avuto timore delle mie scelte. E il passato tornava, una risposta che aspettavo affiorava. Ora ce l’ho ed ho risolto il puzzle di questi giorni.

E quel cazzo di libro non dovrei più leggerlo, quel cazzo di libro che è la mia droga, quel cazzo di libro che riassume le mie risposte e che inconsciamente sapevo prendono forma. Come fa un libro a spiegarti il tuo passato? Come fa un libro a dirti cosa succederà e comunque come fanno le coincidenze di questa vita a far accadere quello che serve per darmi una risposta che mi mancava, una riposta che mi ha perseguitato silenziosamente, lentamente ma sempre presente.

Perché non ho sofferto quando i miei nonni sono morti? O meglio perché non ho sofferto come avrei voluto? Insomma io ci tenevo a loro 2, non tanto, non molto, non moltissimo, infinitamente, ogni loro gesto aveva un peso enorme, mi dava sempre un sorriso, una volta mi ricordo che mia nonna non si voleva fermare da noi il pomeriggio e io ci stetti malissimo e poi? Dopo il funerale, dopo quelle parole che fecere commuovere tutti, io continuai la mia vita, non provavo tristezza, solo ogni tanto il pensiero tornava. Boh, bisogna dire che le situazioni erano favorevoli, ma io me lo sono sempre chiesto. Perchè? Perchè della famiglia relativamente me ne sbattevo, il problema è che quando cresci le cose cambiano, e quando a pasqua invece di 200 persone ti ritrovi con 7 persone e al posto di star 6-7 ore ne stai 2 scarse attorno, stai male e nessuno ti può’ capire, sono quelle piccole cose che nessuno può leggerti.

Chiara devi vincere

Chiara devi vincere

Pure mia cugina mi chiama solo per sapere informazioni sul suo Macintosh 😦 , prima ti sfottono poi se lo comprono e infine devi stare ore e ore ad offrire consulenza. Faccio solo errori. Solo una cosa non sopporto quelle domande odiose che ti pongono prima di chiederti il classico favore. Come stai Monte? Tutto bene Monte? Fatto qualcosa di bello Monte? e poi subito, appena ti interessi veramente a loro, perché non sei falso quanto loro: Senti come si fa ad usare questo, quello, codesto? Bello sto Mac avevi ragione, ma questo si puo fare?

Chiara ho fuso, fuori e dentro ma
non sono piu’ confuso

La verità è una sola ODIO la comunicazione via Internet perchè mi ferisce di più di quella normale e odio le persone che dicono che io non vivo senza, le odio perchè le loro parole mi distruggono, mi fanno sentire sminuito, forse perchè a quelle persone ci tengo e allora tengo anche alle loro parole. Le parole, solo veloci complessi processi mentali che possono modificare l’umore di una giornata. E’ un reato tanto grave tenere alle parole di certe persone?

Chiara adesso lo sa,
e si attacca alla bocca, alla bocca che ha

Cavoli, queste vacanze di Pasqua dovevano andare di un bene che neanche vi immaginereste, invece è venerdì’ santo anzi è sabato mattina e io voglio piangere, è l’unico modo che ho per sfogarmi, ma voglio anche scrivere, sento la necessità di fare qualcosa da rileggere, qualcosa che mi piaccia.

In questi giorni ascolto sempre le stesse 5 canzoni, sono stato meno ipocrita e ho seguito per la prima volta la via crucis trovandola molto interessante, l’ho seguita veramente, concentrato e col vento freddo che mi dava un aria importante, di un tipo che non si arrenda ma volevo piangere e non ci sono riuscito, volevo dividere il mio dolore con chi ne ha provato di più, ma non ci sono riuscito e dopo altri pugni nello stomaco, generato dall’interesse menefreghista ho voluto fumare, ma non ho fumato, non ho voluto buttare altre parole cattive su di me dalle così tante belle persone che mi circondono, non ho voluto provare altro dolore.

Sono fragile, sono una foglia al vento che vola ormai ad ogni minimo soffio, vola e schianta su alberi che la trafigono. Voglio vedere un film di Stefano Accorsi, voglio sentirmi due parole dolci, voglio sentire un po’ di bene. Meno pretendi è più sei felice, la suora ha ragione, ma lei è finita a farsi il culo per un prete che fa le cose puittosto male ed io non voglio finire così, non voglio restare in una rete che non mi piace.

Vorrei una lettera, vorrei un pensiero, un gesto, una minima cosa, un come stai vero. Ne ho bisogno. Ma a qualcuno interessa come sto? Boh, forse solo a me interessa degli altri. E poi perchè lo sto scrivendo su questo blog? Uffi, lo so il motivo, quindi un doppio Uffi. Ma è possibile che a 17 anni uno debba provare così tanta sofferenza? Mi dicono tutti “io alla tua età…” Ma vaffanculo, io questa età non la capisco. Avanti, retromarcia, Avanti.

Voglio piangere, ma non sto male superficialmente, però ho bisogno di sfogarmi, è il pianto mi protegge, asciugandomi le lacrime mi sentirò coccolato, voluto bene da me.

La canzone è Chiara dei Rats, carica di energia pura

Caduto in volo

…Ieri è iniziaa la primavera e un’anno fa le cose andavano decisamente peggio…
…anche se qualcosa di comune è successo…

Questa notte ho sognato la solita ragazza che mi diceva che le dispiace di non essersi bagnata sotto la pioggia, e io stranamente la guardavo male, come se a me non piacesse bagnarmi sotto la pioggia, come se a me non piacesse rilassarmi sotto la pioggerellina che avvolge tutti i sensi e fa volare in alto, al di fuori della città. E poi con lei sarebbe stato uno spasso, forse no, ma io me la immagino così. Chiara dice che il mondo non è nulla senza magia, la stessa magia che un bambino vede nel mondo in ogni cosa.

E se a me non piacesse? Cazzo, che cazzo centra? Piccole emozioni che volano.

Ho bisogno di qualcosa di vero che illumini il cielo canta Zucchero e io adesso il cielo non lo vedo come lo immaginavo, come lo credevo, non sono gli altri che devono cambiare, sono io che devo cambiare, ma fino a che punto devo mutare i miei pensieri per vedere il cielo insieme a loro, e poi perché? Da solo il cielo lo riesco a vedere ma insieme a tanti, forse troppi No. Perchè? Alla fine mi sto abituando a molte cose come ho scritto in precedenza (chissenfrega), da piccolo sognavo di provare sentimenti da adulto e adesso non ho più voglia di sentirli, il mio classico ragionamento, le mie solite considerazioni su cosa è reversibile e cosa no.

Una cosa ho imparato dagli altri:
– avere sempre il telefonino con un taglio di ricarica alto
– avere una macchina o un mezzo di trasporto
– tanti soldi
Perchè ogni persona a suo modo è egoista e non aspetta il prossimo, aspetta solo le cose dal prossimo, e per chi non diventa del giusto egoismo non c’è posto, almeno dentro la vita di queste persone, che forse piacciono tanto perché irraggiungibili o meglio stronze. Vaffanculo, che discorso del cavolo, però sta andando tutto male, ogni minima cosa sta prendendo una piega che non c’era, la gente è buona a dirti solo “Massì fai la pace, fai il primo passo, sii superiore, fai un pompino” e poi loro sono a primi a fuggire. Ma cazzo, perchè non si riesce mai a vedere se stessi? Perchè non si riescono mai a dire due parole gentili invece di fare rumore con la bocca? Ho capito un altra cosa, quando una persona ti parla e come se stesse parlando a lei stessa, solo chi ha la capacità prima di ascoltare veramente e poi parlare non ha niente da rinfacciarsi mascherando le sue azioni con il dialogo “amico”, perchè quelli ti danno suggerimenti si definiscono sempre così. Io ne ho centinaia, wow!

Si lo so, non è egoismo, tanti lo chiamano AMORE PER SE STESSI, ma io non ci credo proprio, ognuno fa i cazzi propri, (giustamente) che sia un tuo amico, una tua amica, la tua migliore amica, il tuo migliore amico, il tuo gruppo di amici o qualsiasi persona. Il gioco va giocato da soli, alleanze o non alleanze con gli altri, il gioco è pronto per te, pronta ad aspettare il tuo vero ingresso, il tuo ingresso da protagonista con la tua vita, la tua vera vita, e quando avrai la tua vita penso che non si senta più il peso dell’egoismo degli altri. Quindi tanto vale abituarsi in fretta, fare le cose con amore, le cose che ci piacciono, anche perchè se no si rischia di rimanere fottuti, delusi dagli altri ciechi, che non vedono che esistiamo. Gli altri che ti chiedono “come stai” quando fai comodo, quando serve un favore, e invece io cosa dovrei fare? Dovrei dire: be’ almeno me l’ha chiesto? 😀

Non è vero quello che scrivo, il mondo non è fatto solo di egoisti, o solo di finti buoni/bravi/belli. Ma perché gli aggettivi che esprimono qualità sono con la B? Più vado avanti, e più vedo solo una o due persone oltre alla mia famiglia che mi vogliono bene veramente, che mi cercano con interesse vero, per fortuna non leggono il blog. E io invece cosa cerco? Cerco sempre quello che non ho, ma cazzo. Come si fa ad essere così pirla. Come si fa a non godersi e VALORIZZARE quello che si ha e quindi cercare negli altri quello che non c’è e che uno vorrebbe (ecco la mia parte assai egoistica).

Zucchero continua: Siamo caduti in volo, si sono caduto in volo, senza danni per fortuna e chi mi è vicino lo sa. essendo i mie atteggiamenti sempre gli stessi e coerenti, anzi forse il doppio del sorriso, ma sono caduto, deluso.. Non so se sia adattamento alla vita, piacere della vita o menefreghismo, forse penso sia proprio questo, e non è un male a tutti gli effetti.

Perché è vero, tutti questi mesi passati a vedere negli altri il bello, a vederli attraverso nuove lenti, sono stati esattamente l’opposto di mesi ormai distanti, dove era in evidenza solo il mio egoismo. Ma come ogni estremo di una cosa le conclusioni sono sempre le stesse: pensieri, pensieri, pensieri…che portano ad altri ragionamenti e a vedere le cose diverse e di colpo tutto crolla, il muro si sgretola e ho bisogno di altro. Di non focalizzarmi sulle cose, che come dice Elisa, alla fine lc cose annoiano. E’ vero. Esattamente come 6 mesi fa. Noi uomini siamo sempre alla ricerca di qualcosa chiamata felicità. Sono felice quello si, ma deluso, stanco da quello che mi gira attorno, perchè ho vissuto di quello. E ora tocca a me, le carte della mia vita le gioco io, basta col troppo pensare, così va il mondo. Start!

Cosa voglio veramente adesso? E poi, cosa stavo cercando prima? Si, si mi è servito tantissimo il cambiamento raccontato su questo blog, ho capito nuove cose e ho fatto amicizie nuove e riappacificato le vecchie, ho dato peso alle mie scelte, mi sono dato l’autostima che mancava, ho cancellato l’egoismo e la noia nelle cose che facevo, ho eliminato il senso di solitudine. Ma adesso? Adesso ho bisogno di equilibrio nei mie pensieri, non sbilanciarmi troppo, ancora un po’ di tranquillità e iniziare veramente a vivere la mia vita, la pausa è durata abbastanza.

Allora serve solo un giusto equilibrio, un sorriso, qualcosa che mi piace fare, un po’ di disponibilità verso gli altri e veri amici. Le sapevo già queste cose ma allora cosa cambia, perchè sono così nervoso, agitato? Ho capito che non bisogna buttarsi, sprecarsi, bisogna avere rispetto di se, ed in questo mondo quindi bisogna avere un tocco di furbizia.

Perchè alla fine gli atteggiamenti e le parole degli altri possono essere viste da me in un qualsiasi modo a secondo dei mie periodi. Basta non darci troppo peso, come ho capito nel corso dei mesi. Come detto sopra non sono gli altri che devono cambiare, ma sono io, con l’accettazione e il vivere la mia vita.

Vedo nei tuoi occhi che hai dato tutto ormai,
tutto il tuo amore e non bastava mai
guardati allo specchio sei stanca, ormai lo sai
ma forse nel tuo cuore tu no, non cambierai
Cercavi più valori o forse nuovi eroi
cercavi in ogni dove quel che non trovavi mai
guardando nel tuo cuore poi non ti sei trovata più
hai dato tutto il tuo amore per non amarti più
E ti sei persa così senza capire perchè eri fragile si e non credevi più in te… non
credevi più in te…
Delusa dei tuoi sogni di ieri e quel che hai
nei giorni e nei pensieri che son volati ormai
hai tagliato i fili con tutta la realtà ma non lasciarti andare vedrai che cambierà
mai nella vita è tutto perso tutto ha un senso lo sai
prendi la giacca, la tua bicicletta e ritorna chi sei
da una sconfitta a volte si esce più forti che mai

Ricomincia così dei Nomadi

Parlare con una farfallina

si dice in giro farfallina che tu l’anima non l’hai
e come fai piccolina a dire si o no
ho bisogno di affetto ho bisogno anche di te
ho bisogno di amore e di qualcosa che non c’è
non pensare che sia pazzo se sto a parlare con te
è che sono solo sorellina così troppo solo cheho bisogno di affetto per oggi tienimi con te
Farfallina di Luca Carboni

Certe volte quando sono stato triste, perso, svuotato o senza forza mi è capitato di parlare con qualcosa: di solito un piccolo peluche che mi guardava con la sua aria felice, la sua faccia che è sempre pronta ad ascoltarti. Forse parlavo a me stesso, forse a Dio, però alla fine esprimevo sempre un desiderio e dicevo: “in fondo io vorrei solo un po’ che gli altri…”, il peluche mi guardava, sorrideva e io sorridevo, o meglio capivo la mia stupidaggine. Piangevo di me e ricominciavo.

Certe volte capita di sentirsi come descritto nella canzone sopra, non so se sono riuscito a sconfiggere tutti quegli stati d’animo che portano tristezza e solitudine per poco (parole magari male interpetate, gesti di altri fatti per sbaglio semplice egoismo), ma di certo sono riuscito a capirli un po’ di più, sono riuscito a capire che molto spesso si piange e si è tristi non per colpa degli altri come si crede, ma per colpa nostra (esempio: è difficile accettare gli atri come sono, vero?).

Nella canzone il “protagonista” si confida con una farfalla, sembra stanco e vuole solo un po’ d’affetto, ogni tanto mi sono accorto che l’affetto lo cercavo perchè non me lo davo da solo o perchè non lo vedevo (i miei genitori sono la fonte primaria).

Cosa intendo dire per: non darsi affetto?

Fare le cose senza amore.

Tristezza, speranza e realtà

matrix

Tristezza, speranza (fiducia nel futuro?) e realtà : In questi giorni sono successi diversi avvenimenti che mi hanno fatto incontrare in ordine queste tre situazioni, creando dei collegamenti che forse già conoscevo ma su cui non avevo mai riflettuto.

Martedì ero triste, scazzato di non so cosa e mi stavo di nuovo creando paranoie inutili, riflettendo su temi già chiari, come se le cose non mi bastassero mai, come se avessi avuto bisogno di certezze, poi di colpa una bella notizia, tutto cambia di colpo, come può una bella notizia cambiare le carte in tavola ? Come scritto in questo articolo reputo la cosa molto egoista e tra l’altro inutile, perchè purtroppo non si vive a periodi o a situazioni, ogni giorno siamo circondati da alti e bassi.

La novità annunciatami portava qualche lampo di speranza per una contesto importante, mi aveva dato speranza e voglia di continuare la settimana, insomma mi aveva donato nuovamente il sorriso che stava svanendo per non so cosa…almeno non lo sapevo ancora, nonostante ho pensato e anche scritto parecchio sul tema, quindi mi sembrava di inciampare sempre sugli stessi problemi, però è stato un modo per approfondire e conoscermi meglio.

Oggi che la speranza si è rivelata un quasi sicuro fallimento sono comunque contento, quella notizia mi aveva portato felicità e quindi la calma, la tranquillità di tutti i giorni che stavo perdendo in quelle 24 ore precedenti a causa del troppo Caos che stavo provocando attorno a me. Si, stavo esagerando, stavo mescolando troppi avvenimenti, troppi discorsi, troppi stati d’animo e troppe cose che mi stavano facendo urlare addosso a tutti e urtare i rapporti, sono troppo emotivo.

nuvole

Mi serviva un po’ di calma che mi regalasse un sorriso e che a sua volta mi donasse normalità, abbassando quel livello alle stelle di emotività che mi faceva pensare a cose non utili, a cose che mi offuscavano bei pensieri che ero arrivato a condividere, insomma stavo di nuovo cadendo nel dire: “cazzo, tutto va male”, ovviamente tutto va bene o comunque va…questo è l’importante. la verità è nel mondo fuori di noi, che aspetta di esser vissuto in prima persona da noi, non nel nostro piccolo cervellino, che appunto non è sempre illuminato come quello di un filosofo. Qualcuno diceva: Si vive, vivendo.

Qualche riflessione sull’accaduto:-

– Stavo di nuovo cadendo in una tristezza mischiata ad un po’ di malinconia perché avevo troppo casino in testa, sarebbe bastato prendere un vero momento per me (non stare al computer ad aggiornare il blog: questo è una mania, o comunque solo un passatempo), sarebbe bastato ascoltarmi veramente per capire che non c’era nessun motivo per essere scazzati ma purtroppo è facile nascondere le cose a se stessi, è facile farla semplice ed è agevole prendere la strada comoda: dando la colpa agli altri. Una tristezza stupida basata sulla comodità dei miei pensieri, invece di rimboccarsi le maniche: commiserarsi, invece di agire: aspettare…questa è tristezza perchè purtroppo non sempre quello che uno si aspetta arriva. Qualche volta capita, ma io non voglio aspettare.

sorriso

– Il sorriso: come scritto in un articolo precedente una cosa che ormai credo sia indubbia è che il sorriso sia indispensabile, almeno quello interiore, con un sorriso si affronta tutto e si sorpassa tutto, col grugno le cose sembrano più grigie di quello che sono, con un bel sorriso sono leggere, anche torti verso di noi o qualsiasi insulto, tutto scorre più in fretta, anche perchè si sa vedere oltre e non fermarsi

– Mi stavo appoggiando ad una stupida notizia per andare avanti, ci sono milioni di motivi per essere felici ed io mi volevo legare ad una cosa stupidissima, perché? Perché i nostri stati d’animo sono tantissimi e ci condizionano, bisogna essere forti e soprattutto bisogna conoscersi ogni giorno di più, per vedere se ci inganniamo da soli.

gattini

– Io non vi ho raccontato la mia tristezza, però vi posso dire solo una cosa: parlate dei vostri problemi a qualcuno che vi sappia ascoltare, che vi dica la verità senza proteggervi (a quello ci pensa già la nostra testa) ma che sia delicata, che vi voglia bene insomma. Servirà a confrontarsi, a rapportarsi e anche a sfogarsi, perchè ho capito che isolarsi non serve a niente: mai. (ne scriverò più avanti), inoltre sono stato triste ma è bastato un niente per capire che quella tristezza era vincolata solo ad uno stato d’animo che viaggiava troppo veloce: è bastata una chiacchierata con le persone interessate che è svanita…il problema è che questi stati d’animo possono contagiarci o rimanerci addosso, io la mia cura ve l’ho sempre scritta: conoscersi e combattere per la propria felicità (che non coincide spesso con le cose piacevoli), per non essere soffocati dagli stati d’animo, dalle situazioni e dalle seghe mentali che il nostro cervello crea (…ho trovato un bell’articolo sul cervello…)

Conseguenze del Massì

bambinobolle

Dire un “Massì” piuttosto che un “Vaffanculo”, porta a fare delle cose con piacere con la persona a cui si è rivolta l’esclamazione precedentemente, alle persone che in un momento passato avresti mandato a cagare per sempre, a lei a cui non stavi concedendo tempo, ma a cui volevi fare pagare anche solo quell’azione o quella parola magari detta per errore, ma grazie a questa magica parola (massì) a distanza di giorni, sei contento….ma sopratutto è bello non dover dire

“allora ho sbagliato…allora le cose cambiano…allora devo solo non esagerare, devo solo vivere le cose come vengono”

Mi è capitato troppe volte, e poi pian piano…il prendere tutte le cose come capitano, tra alti e bassi, il capire che c’è sempre qualcosa di bello e che gli altri non essendo miei oggetti si possono comportare come vogliono, come si sentono e come desiderano….anche se sono miei amici, e appunto se sono miei amici possono sbagliare più volte mi ha liberato la mente da stupidi ragionamenti, da discorsi che leggevo dal mio blog e in altri blog del tipo “Oggi sono stato bene grazie…” e poi il giorno dopo criticare la stessa persona perchè non si veniva accontentati. Ormai non è la questione: io mi aggrappo agli altri e alle loro scelte per star bene, ma è una condivisione, e tante persone belle stanno proprio bene assieme. La calma però è essenziale, come un pizzico di pazienza…ma ho capito che basta sapersela dare a se stessi e poi uscirà verso gli altri.

La cosa che veramente mi piace e che questo “Massì” viene proprio dal cuore, quindi non mi pesa affatto e le sue conseguenze sono solo la leggerezza del vivere il resto della giornata e la tranquillità del godersi le tante cose belle, prima del cambiamento, prima dello sguardo all’interno di me: era invece un macigno che pesava e che faceva soffrire…vedevo sempre le cose come una sinusoide: prima bene, poi male, poi indifferentemente (come il cetriolino nell’hamburger, in realtà è lui che da gusto al panino, ma a pochi piace).

sinusoide
Questa sinusoide, non mi piaceva affatto però era comoda, era bello sentirsi sempre una persona triste che doveva essere rallegrata dalle persone e dagli eventi, ma questo poteva capitare per poco tempo (gli altri: non sono Superman, non tutti perlomeno)
Non mi è mai piaciuta, perchè sentivo di rubare…
di rubare la gioia agli altri…
di usarla e di buttarla via per poi tornare di nuovo alla stato di tristezza…
esattamente come la sinusoide.
Ovviamente se “gli altri” erano rappresentati da una ragazza, la sinusoide aveva un tempo più lungo (sia sullo star bene, che sullo star male). Eì per questo che gli innamorati sono felici…ma si può essere felici anche senza tipa, molto!!!! Ma non senza amore.

It’s all right

asinello

Oggi è stata una giornata NO, finita nel migliore dei modi. E’ bello sapersi stupire, è bello aver fiducia. E’ magnifico quando qualcosa che volevo ma che non era assolutamente obbligatoria è accaduta e ha mi ha dato la forza di terminare questa fredda sera in bellezza. Cavoli mi ha fatto capire quando una voce certe volte è proprio importante.

Sto leggendo un blog e lo slogan (la descrizione) la trovo geniale:

Quando si cade per stanchezza bisogna trovare la forza di rialzarsi e proseguire.

Looneyworld

Mi rispecchio pienamente, perché è impossibile non cadere, però ci sono cadute e cadute. Spesso il dolore è provocato da noi stessi, io parlavo di pigrizia, lei parla di stanchezza (condivido più la sua idea, quindi grazie dello spunto).

Si la stanchezza, perchè non è una vita facilissima la nostra, ma di certo più facile di altre.

Alla ricerca di…

Quando Vedi Che Sei Solo A Sto Munn’,
Quando Il Mondo Sta Attorno Va N’bunn
Quando Cadi E Ti Rialzi Com’è?
Quando Piangi E Ti Domandi Il Perché,
Quando Crollano I Tuoi Sogni Campione,
Vai Cercando Un Pò Di Forza Nel Cuore,
Quando Il Mondo Che Volevi Migliore,
Ti Sorrise Col Suo Ghigno Peggiore
Noi, Gente Che Spera Cercando Qualcosa Di
Più In Fondo Alla Sera

Gente che spera degli Articolo 31

Quando mi sento male, spesso è proprio come una barca che non si aspettava la tempesta, in crisi, che sta per rovesciarsi, non so proprio cosa fare…mi chiudo, mi sento triste, ogni cosa ricorda qualcosa che non va, la stessa canzone che mi faceva ridere mi rattristisce e mi ruba un pizzico di serenità alla volta.

Penso che qualcosa mi rallegrerà, spesso non accade e allora mi aggrappo alle piccole cose, che poi sono quello di cui ho bisogno, ma spesso mi dimentico che la serenità si ottiene con la semplicità (cosi la penso io…) e cerco le grandi cose, quelle che non danno niente in cambio al tuo sforzo di cercarle.

Essere forti, non è semplice, un mio amico mi dice sempre di esserlo in ogni occasione, ma quando vedo quello che credevo saldate sfaldarsi e tutto mi viene addosso, io mi lascio sommergere e dopo forse mi rialzo…vorrei la presenza di qualcuno che riesce ad aiutarmi, qualcuno o meglio qualcuna per cui farcela. Qualcuna che valga davvero, anche se l’assenza di un vero migliore amico è pesante…una persona che ti ascolti, non che aspetti il proprio turno per parlare, e fidatevi, io ne ho conosciuti tanti.